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Come funziona un Nido Convenzionato? Piccola guida orientativa.

Come si sa i Nidi Convenzionati nascono durante la Giunta Veltroni per diminuire le liste di attesa che in quel momento sembrava impossibile asciugare rispetto alle infrastrutture esistenti. Parliamo di circa 15 anni fa.

Come sono nati?

Direi essenzialmente da due esperienze diverse.

Alcuni sono stati l’applicazione di un percorso già in essere nella Cooperazione Sociale, la parte “educativa” della loro competenza che aveva avuto slancio dalla 285/77 o da esperienze di supporto al disagio o di affiancamento alle Famiglie. Esperienze quindi affrontate da gruppi già ferrati pedagogicamente ed educativamente.

Altri  hanno visto la possibilità di generare lavoro o da un percorso scolastico o dalla nascita di una azienda al femminile.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti: a Roma nascono 250 imprese al femminile e 2000 assistenti educative assunte a tempo indeterminato. Una rete di servizi alla prima infanzia che coinvolge 7000 bimbi/e.

Come funzionano e perche si è affermata questo distretto di imprese al femminile?

L’Amministrazione ha delineato un percorso corretto delle qualità educative e pedagogiche ( vedi il Progetto Educativo del Comune di Roma, dei requisiti tecnici dei manufatti, dei comportamenti organizzativi, delle norme regionali). In cosa i Nidi Convenzionati si sono distinti da quelli del Comune? Da una scelta accurata del personale, sicuramente più preparato formalmente delle loro colleghe pubbliche  (più della metà oggi sono laureate) anche se carenti di esperienza sul campo.

In quindici anni si è colmato il divario iniziale, la quasi totalità femminile dell’ambiente, a mio giudizio, ha operato un piccolo miracolo, delineato una sinergia, uno scambio. Le operatrici pubbliche e le operatrici convenzionate si sono sentite parte di un tutt’uno e si sono parlate, le esperienze si sono trasmesse, le novità accavallate, ed è nato quello che viene chiamato il Servizio Integrato delle politiche della prima infanzia, anche tramite elementi di formazione congiunta.

Intanto la Regione Lazio del 2014 produceva le Linee Guida e il Parlamento rivedeva l’impianto dei Servizi all’Infanzia attraverso una ipotesi integrata 0 – 6 anni che è alla sua fase finale di approvazione e che rivoluzionerà l’agire sul tema delle Regioni e degli EE.LL.

Nel rispetto verso un servizio così delicato il Comune ha selezionato i soggetti richiedenti ma, attraverso l’accreditamento, ha evitato la stupidità della gara che non si presta ad essere utilizzata su questi temi (per fortuna la riforma del Terzo Settore sta chiarendo definitivamente questo tema). Ha mancato invece clamorosamente, pur essendo stato avvisato ripetutamente dagli operatori,  sulla geolocalizzazione dei Nidi Convenzionati creando parti di città ove i Nidi si sovrappongono ed altri in cui mancano.

Ma materialmente come si riusciva ad essere accreditati?

L’organismo interessato doveva essere in possesso di locali adatti (ASL, VV.FF. Municipio,….) per quantità  e qualità, quindi trasformarli attraverso una ristrutturazione (non troviamo in natura asili nido)  ed in base alla loro grandezza veniva inserito nell’elenco delle strutture che potevano utilizzare i residenti del Municipio presso cui  i genitori presentavano le domande.

L’altro requisito era la dotazione di personale  specializzato nel giusto numero rispetto alla quantità di bambini/e.

Il pagamento era definito in una tariffa definita e regolata secondo la convenzione.

In questo percorso si sono succedute in questi anni,  le difficoltà generalizzate negli EE.LL. , le risorse minori, l’incapacità di diminuire le contraddizioni interne, la crescita di un servizio parallelo nei Nidi Comunali svolta attraverso il precariato nelle supplenze.

I Nidi Convenzionati, comunque pur nella riduzione delle ore di servizio – fino alle 16.30 – e nell’aumento non progressivo delle tariffe hanno, nella stragrande parte dei casi, investito su se stessi.

La formazione è ormai sei volte quella che viene erogata nel pubblico.

Si sono studiati i luoghi esemplari dove sono presenti Asili Nido di qualità da Reggio Emilia a Pistoia. Si sono frequentati convegni, congressi e organizzati seminari di approfondimento ma anche ci si impegnati sul fronte della gestione di un impresa sociale.

Si sono avviati sperimentazioni di integrazione di soggetti disabili prevalentemente nel personale ausiliario.

Ci si è misurato su casi di famiglie multi disagiate e di bimbi disabili.

Si è costruito un ciclo alimentare sano e certificato e molti hanno messo a disposizione delle famiglie figure professionali specializzate: pediatri, psicologi, nutrizionisti, fino ad arrivare alla innovazione presentata dal Nido Serale Buonanotte Fiorellino per famiglie incappate in un imprevisto, o lavoratori in turno o spazi liberi genitoriali.

La tranquillità del posto di lavoro (contratti applicati del CCNL e tempo indeterminato) ha generato nelle Assistenti Educative cambi di stile di vita: molte si sono sposate, hanno deciso per una maternità, hanno acceso mutui fondiari, hanno investito su  stesse studiando o specializzandosi.

La maternità è stata percepita da tutti come un vantaggio e i tempi previsti dalla legge si sono allungati secondo le esigenze. Il lavoro è diventato una casa non un luogo di competizione/scontro.

Alcuni sono partner di progetti con ONG che si occupano di infanzia in Paesi disagiati. Altri hanno attuato orari flessibili nel quotidiano e durante le festività scolastiche, momenti in cui la famiglia può vedere aumentati i suo problemi.

Alcuni hanno stabilito rapporti continui e strutturati con l’Università e sono diventati sedi di tirocini e percorsi di apprendistato.

Tutti hanno tenuto alto la qualità di manutenzione e di aggiornamento degli spazi, azione che è evidente più difficile per i nidi comunali.

In questi giorni la Politica si sta mettendo di traverso verso questo mondo che, tra i pochi settori, aveva trovato un certo equilibrio.

Lo scandalo è la caduta delle offerte e un certo giustizialismo imperante che cerca di distruggere quanto costruito. Possiamo prendere l’impegno di rendere questa ferocia inutile.

La Politica non riesce a costruire una riflessione o un percorso per affrontare il problema del calo di domanda, e cerca la soluzione in atti formali penalizzanti per I NIDI CONVENZIONATI.  La POLITICA ha trovato il suo agnello sacrificale per una pasqua sindacale.

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