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Comune, diventa un caso politico l’ipotesi di vendita degli asili

La cessione delle materne allo Stato e dei nidi ai privati è stata ventilata dalla gestione commissariale, ma è stata accolta da un coro bipartisan di polemiche.

Dopo le polemiche sulle controverse (e inefficaci) misure per fronteggiare l’emergenza smog, si apre un altro caso sulla gestione commissariale del Campidoglio e riguarda un altro punto dolente per i romani: gli asili, insufficienti come numero e cari come costo delle rette. Secondo quanto anticipato dal quotidiano il Messaggero, infatti, il piano messo a punto dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, inserito all’interno del Documento unico programmatico 2016-2018, prevede fra le opzioni possibili la cessioni delle materne allo Stato e dei nidi ai privati. Una linea che ha sollevato un coro bipartisan di proteste. La notizia fra l’altro è arrivata proprio mentre la stessa gestione commissariale ha annunciato che non intende invece più liquidare la società Assicurazioni di Roma.

Il Pd: subito un incontro per chiarire

«A Roma esiste già un sistema integrato pubblico-privato di gestione dei servizi educativi che esprime livelli di servizio di grande qualità. Dalla lettura dei principali quotidiani però emerge una confusione sul Dup che non aiuta i cittadini a capire, ma anzi li preoccupa: non si distinguono scuole materne da asili nido comunali, asili nido privati convenzionati e/o in concessione»: ha scritto in una il gruppo uscente del Pd di Roma Capitale. «Utile è invece, vista la complessità del settore e la delicatezza delle persone a cui il servizio si rivolge, un confronto immediato con il subcommissario delegato in materia. Per il Pd il settore educativo è una priorità così come dimostra anche il lavoro del Governo nazionale con la legge delega in materia di riorganizzazione dei servizi educativi (legge Puglisi). La nostra convinzione è che il sistema integrato di gestione sia da valorizzare, rispettando i parametri di eccellenza che il servizio pubblico in questi anni è stato in grado di garantire».

Forza Italia: no a decisioni avventate

«Aumentano di nuovo le rette degli asili nido nella Capitale, si colpiscono così le famiglie romane già provate da un regime fiscale insostenibile. Sembra che le politiche per la famiglia siano l’ultimo problema. Adesso apprendiamo che, per sopperire alla carenza di posti, il Comune invece di razionalizzare le spese ed investire in questo settore importante per le famiglie e per le pari opportunità, sta valutando di cedere gli asili nido allo Stato. Il servizio in alcuni casi funziona molto bene, non è necessario renderlo ancora più distante dai cittadini, ma tagliare gli sprechi ed aumentare i posti. Si potrebbe, nel frattempo, prevedere un buono da poter spendere nel privato. Un’operazione così rilevante, come quella del cambio di competenza, deve essere valutata, ed eventualmente adottata, dai rappresentanti del popolo, confidiamo che in questo periodo di commissariamento non si prendano decisioni avventate» ha dichiarato invece , in una nota, il coordinatore romano di Forza Italia, Davide Bordoni.

Sel: no alla privatizzazione

«Apprendiamo che nel documento unico di programmazione 2016-2018 il commissario Tronca ha previsto un piano di privatizzazione dei nidi comunali. Il programma stabilisce, a causa dell’impossibilità di reperire le risorse necessarie in Bilancio, la progressiva cessione allo Stato delle scuole dell’infanzia e la concessione a terzi dei nidi. Questo piano di privatizzazione è un altro effetto pericoloso della gestione commissariale voluta dal premier Renzi dell’amministrazione capitolina, e deve essere fermato. Non è possibile risparmiare su un servizio delicato come l’offerta educativa e scolastica per i più piccoli che deve restare pubblico» è invece la posizione di Gianluca Peciola, esponente di Sel.

La preoccupazione dei sindacati

Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro urgente al commissario straordinario di Roma Francesco Paolo Tronca per discutere dell’ipotesi di privatizzazione degli asili nido comunali della Capitale. «Non conosciamo e non siamo stati informati su questo documento, che dovrebbe tracciare le linee programmatiche dell’azione dell’amministrazione capitolina per i prossimi tre anni – spiegano dai sindacati – Se le indiscrezioni di stampa fossero confermate, si aprirebbe uno scenario inquietante: una gestione Commissariale, che dovrebbe governare Roma per altri 6 mesi, si assumerebbe la responsabilità di stravolgere le quarantennali politiche per l’infanzia della nostra città, rinunciando alla gestione diretta e abdicando al proprio ruolo attraverso una vera e propria privatizzazione di uno dei servizi più delicati e importanti per la città, con conseguenze devastanti per le famiglie e per le lavoratrici. Situazione questa che aprirebbe una drammatica e senza precedenti crisi occupazionale per le circa 6000 educatrici e insegnanti capitoline, senza più alcuna prospettiva per le migliaia di lavoratrici già oggi precarie. È, per altro, nota la posizione sindacale di netto contrasto ad ogni ipotesi di privatizzazione e di rinuncia ad espletare quella funzione di gestione pubblica diretta dell’importante bene comune rappresentato dai servizi all’infanzia di Roma Capitale».

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