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Cronache dal futuro IDENTITÀ

pistolettoIDENTITÀ
Silvano Tagliagambe: “Più che individui siamo multividui. L’io è il racconto che ci dà coerenza”: “L’identità personale sarebbe … formata … dal complesso delle relazioni interne ed esterne che caratterizzano la vita di ciascun individuo: questa matrice e le strategie che vengono di volta in volta impostate e sviluppate allo scopo di gestire al meglio le suddette relazioni rappresentano, una parte costitutiva essenziale e imprescindibile di ciò che continuiamo a chiamare, per tradizione, «individuo», o persona», ma che più appropriatamente, in virtù delle riflessioni fatte, potrebbe e dovrebbe essere denominato «multividuo», in quanto subisce un iniziale e significativo processo di frammentazione e moltiplicazione, al quale segue una strategia di ricomposizione di questi frammenti e di loro integrazione all’interno di un quadro il più possibile unitario e coerente.
Non è certo un caso che oggi, nel ciberspazio e nella realtà virtuale, lo stesso individuo venga generalmente “materializzato” e “rappresentato” in avatar differenti… a significare … l’idea di trasformazione, di mutamento, di metamorfosi dell’io, che non solo assume sempre più ruoli e funzioni diversi a seconda dei contesti nei quali è calato e si trova a operare, ma si racconta anche in modi che possono essere radicalmente eterogenei e alternativi tra loro…
la capacità di ricucire il più possibile i frammenti di memoria, di dare un ordine e un’organizzazione coerente ai pensieri sparsi che affollano la nostra mente … a consentire di dare a questo materiale eterogeneo ordine, logica e unità …
Se consideriamo le emozioni, i sentimenti e i processi consci come costrutti elaborati a partire dai meccanismi e dagli automatismi del “corpo-macchina”… emerge l’idea di un “corpo-mente” come sistema integrato. Questa idea è basata sulla premessa che ciò che caratterizza l’organismo vivente sia la sua organizzazione interna complessiva, che nel caso dell’uomo comporta il riferimento congiunto al livello corporeo e a quello mentale, ai meccanismi e automatismi inconsci e ai processi consapevoli…
il cervello costruisce, partendo dalla percezione, la sua specifica visione del mondo più adeguata alle finalità del suo scambio con l’ambiente…
L’esistenza dell’uomo (sia quella esteriore che quella interiore) è una profondissima comunicazione: essere significa comunicare…
MORTE
Ciò che rimane certamente di noi, una volta scomparsi, è la rete di relazioni che siamo riusciti ad attivare con gli altri nel corso della nostra vita: quanto più significative, ricche e durature esse sono state, tanto più marcato e prolungato sarà il ricordo di noi che si riesce ad alimentare e a perpetuare in chi ci sopravvive proprio in seguito alle azioni che abbiamo compiuto e a tutto ciò che lasciamo in eredità e attraverso cui continuiamo a «parlare» e a fa parlare di noi.
L’unico modo di circoscrivere gli effetti della morte e attenuare, perlomeno, la paura che essa incute è quello di condurre la propria vita facendo in modo che, guardando dentro di sé, si riesca il più possibile a guardare negli occhi gli altri e con gli occhi degli altri. Allora questi occhi continueranno a «vederci» anche quando, fisicamente, non ci saremo più…
CULTURA
una felice combinazione e sintesi di “senso della realtà” e “senso della possibilità”, nelle quali consiste l’autentica cultura della progettualità, che sa coniugare e far convergere il desiderio di Ulisse di oltrepassare le colonne d’Ercole, “per seguir virtute e conoscenza”, e quel genuino bisogno di tradizione autentica e di rispetto dei suoi valori che Mahler ha sintetizzato con estrema efficacia in un celeberrimo e citatissimo aforisma: “tradizione è la custodia del fuoco, non l’adorazione della cenere”
http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/13790…
Immagine: acciaio di Michelangelo Pistoletto

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