UNIAT APS ? CASA, AMBIENTE, TERRITORIO

Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Fare politica

47191367-9FB5-4CA8-ADC4-948252B5286F

foto di Tommaso Capezzone

mi sembra evidente che un diverso modo di “fare politica” è possibile, affermare una gentilezza attenta, un ascolto attivo, una fermezza nel misurarsi nella relazione, nessuna esclusa anche la più minuta, insomma una attitudine di “servizio” che in alcuni territori ha trovato conforma contro l’approssimazione e il conformismo. E’ invece forse impossibile cambiare un ceto politico consolidato da trent’anni di selezione confusa e sbagliata che ha generato i mostri tellurici che abitano la nostra società, l’indifferenza e l’intransigenza unite nel ricatalogare i generi umani: alcuni dentro altri fuori, alcuni diritti accordati altri negati. Siamo nel pieno della selezione della specie e molti si affrettano a dichiararsi dalla parte giusta. E’ più semplice, è più comodo, è più fruttuoso. Molti si impegnano nel farsi riconoscere diritti, nessuno per esempio nel tutelare il territorio considerandolo una grande ricchezza culturale e sociale. Se il perimetro è il desiderio siamo in un ambiente effimero. Una misura di marginalità che si consuma rapidamente. Come le immaggini, come la comunicazione compulsiva. Sarà molto complicato trovare una sintesi tra una comunicazione piena ed una leggera. Sarà complicato trasfondere autenticità e interesse. Sarà complicato affrontare le contraddizioni non negando le reciproche criticità. Chiamare una Comunità a scegliere secondo principi condivisi ispirati dall’ interesse generale e non dagli interessi corporativi o personali. Non aiuta in questa scelta la norma, anch’essa piegata e forgiata da tempo ad affrontare frammenti contradditori a vantaggio di qualcuno più che a tutelare i deboli. Forse potrà essere utile un istinto per distinguere le scelte di potere strumentali dalle necessità e dalle aspirazioni. Le aspirazioni, si, potrebbero affermarsi rispetto ai desideri facilmente distruttivi, le aspirazioni a un futuro diverso, ad essere diversi, a concepire la curiosità e la molteciplità come compagni di strada. Mi chiedo cosa potremmo fare noi più di quanto stiamo facendo, mi chiedo se, a nostra volta potremmo essere così diversi da essere compresi mettendo in discussione vissuti, ostilità, pregiudizi. Non vedo soluzione a mantenere la prerogativa di una ” politica partecipata ” in cui ognuno possa agire rispettando le reciproche diversità ma anche aggregando importanti maggioranze intorno ai diritti fondamentali di una umanità paziente ma non inerte o imbelle. Tra questi principi trovo sia impossibile rinunciare alla “libertà” contrastastando derive di sicurità, dirigismo, dominio. Mi sembra sempre più evidente la messa in discussione recente di principi fondamentali, declinati con dubbio, criticati se non generano vantaggi, non riconosciuti come “fondamentali” , superabili da presunti vantaggi o da rapide conseguenze. Insomma un atteggiamento mentale amorale che si maschera in disinvoltura. Concordo con Maurizio quando scrive che il problema non è portare soluzioni ma “far crescere soluzioni”. E far crescere è cosa lunga e racconta di qualcuno che si prende cura di qualcun ‘altro.

12 luglio 2018

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>