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“Home restaurant”: ecco come fare per aprirne uno

Come fare ad aprire un home restaurant e invitare a mangiare a casa propria “sconosciuti” a prezzi low cost attraverso le piattaforme di social eating più famose. Da Gnammo a Ceneromane

L’ultimo caso è stato quello di nonna Leo, arzilla vecchina genovese che a 96 anni ha aperto col nipote Fabrizio il primo “ristorante in casa” di Genova. Con tanto di sito internet, pagina Facebook, profilo Twitter e account Youtube. Ma quello dell’Home restaurant è un fenomeno già da tempo in espansione nel nostro Belpaese. Sono sempre più, infatti, le persone che decidono di aprire le porte di casa e ospitare perfetti sconosciuti per una cena in compagnia in cambio di un (più o meno piccolo) contributo economico.

MANGIARE A CASA D’ALTRI - Il contatto si stabilisce via web: basta selezionare l’evento su una delle tante piattaforme di social eating, prenotare e pagare. Oppure spesso è possibile (come nel caso della nostra nonna Leonilda) riservare un posto direttamente sul profilo Facebook dell’home restaurant prediletto. Un’occasione unica per conoscere nuove persone, condividere abitudini ed esperienze attraverso l’elemento più social di sempre: “il cibo“. Ma anche un’esperienza imperdibile, soprattutto per i turisti, per assaporare dal vivo gusti e abitudini del luogo, immergendosi nella vita quotidiana degli abitanti. I prezzi? Oscillano tra i 5 e gli 80 euro, a seconda di location e menu.

COME APRIRE UN HOME RESTAURANT – Per aprire un ristorante casalingo non servono autorizzazioni del Comune o dell’Asl, perché chi ha un home restaurant non svolge una vera e propria attività di ristorazione, ma semplicemente invita amici o persone trovate su internet a consumare un pasto in cambio di un compenso. Occhio però a non superare i 5000 € annui di “ricavi”, il tetto massimo stabilito per un’attività lavorativa occasionale. In caso di superamento di questa soglia vi basterà aprire una Partita Iva.Vi è venuta voglia di provare? Iscrivetevi a una delle community più attive in rete, inserendo di volta in volta i dettagli (menu, prezzo, data, orario, location) della cena-evento che volete organizzare a casa vostra. Il social eating può rappresentare un’opportunità per trasformare una passione in un’entrata extra-lavoro, o, addirittura, in una seconda professione.

LE PIATTAFORME DI SOCIAL EATING PIU’ FAMOSE  – Il più famoso in Italia è Gnammo, dove è possibile profilarsi come cook (cuoco) o gnammer (cliente). Il cook mette a disposizione gli spazi di casa, elabora il menu, sceglie la data e fissa il prezzo. Lo gnammer, in pochi clic, può prenotarsi all’appuntamento gastronomico: si va dalla cena a base di piatti pugliesi a quella dedicata ai seguaci della cucina vegetariana, passando per la serata a tema “Grande Gatsby“. La piattaforma social di riferimento per una serata alternativa fra le mura domestiche della Capitale è Ceneromane, dedicata ai viaggiatori e residenti in cerca di avventure gastronomiche. La vocazione più cosmopolita ce l’ha New Gusto, social eating nato in Italia e attualmente presente in ben 56 Paesi. Il social più low cost di tutti è invece PeopleCooks, ideato dal palermitano Onofrio Carruba, maestro falconiere. Qui vige una regola rigida: il pasto non deve superare quota 6 euro a testa.

L’ASSOCIAZIONE HOME RESTAURANT ITALIA – A tutela e a sostegno di chi, in Italia, vuole aprire un ristorante in casa nasce HomeRestaurantItalia, associazione senza fini di lucro che ha come scopo quello di contribuire ad un sano e trasparente sviluppo del settore HomeFood in tutta Italia.

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