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Il nostro amato dr. sottile, un catalogo dei modi e delle maniere

B00610D6-4052-4D5A-8FC7-5F62E077C24DNOTA DI UTILIZZO DEL TESTO PER L’INESPERTO UTENTE – E’ NECESSARIO LEGGERE PRIMA L’ARTICOLO DEL MAESTRO TRAVAGLIO E POI SUCCESSIVAMENTE IL COMMENTO ALTRIMENTI SI PERDE LA TENSIONE CHE INEVITABILMENTE SCORRE NELLO SCRITTO, GRAZIE.

Lo so è un po’ lungo ma, sono sicuro o meglio spero di trovare i “miei venticinque lettori”.
United Leccons of Benetton
Marco Travaglio
FQ 18 agosto 2018

Impreparati come siamo in fatto di modernità, di progresso, ma soprattutto di Stato di diritto, ci eravamo fatti l’idea che il crollo di un ponte notoriamente pericolante fosse responsabilità anzitutto di chi (la società Atlantia della famiglia Benetton) l’aveva in gestione e si faceva pagare profumatamente per tenerlo in piedi ma non aveva fatto nulla; e poi anche di chi (i governi di destra e di sinistra degli ultimi 19 anni) si faceva pagare profumatamente per controllare che ciò avvenisse ma non faceva nulla; e che, dopo 40 morti e rotti, il governo avesse il diritto-dovere di revocare il contratto al concessionario inadempiente. Ma ieri per fortuna abbiamo letto il Giornalone Unico e scoperto che sbagliavamo di grosso. Attribuire qualsivoglia colpa per il ponte crollato a chi doveva tenerlo in piedi e controllare che fosse tenuto in piedi è sintomo di gravissime patologie: populismo, giustizialismo, moralismo, giustizia sommaria, punizione cieca, voglia di ghigliottina, ansia da Piazzale Loreto, sciacallaggio, speculazione, ansia vendicativa, barbarie umana e giuridica, cultura anti-impresa che dice “No a tutto”, pericolosa deriva autoritaria, ossessione del capro espiatorio, esplosione emotiva, punizione cieca, barbarie, pressappochismo, improvvisazione, avventurismo, collettivismo, socialismo reale, decrescita, oscurantismo (Repubblica, Corriere, Stampa, il Giornale).

Prendiamo nota e ci scusiamo con i Benetton e i loro compari politici se li abbiamo offesi anche solo nominandoli invano o pubblicando loro foto senz’attendere che, fra una quindicina d’anni, la Cassazione si pronunci sui loro eventuali reati. D’ora in avanti, ammaestrati da tanta sapienza giuridica che trasuda da giornaloni, tg e talk show, ci regoleremo di conseguenza nella vita di tutti i giorni. E invitiamo caldamente i nostri lettori e gli altri italiani contagiati dai suddetti virus, a fare altrettanto. Se, puta caso, acquistate o affittate un appartamento e, dopo qualche settimana sull’intonaco ancora fresco del soffitto compare una simpatica crepa, seguita magari dal gaio precipitare di calcinacci sulla vostra testa, evitate di farvi cogliere dalla classica cultura del sospetto, tipica del peggiore populismo grillino, e di protestare col proprietario o l’amministratore del condominio perché intervenga a riparare. Vi basterà la sua parola rassicurante sul fatto che nelle abitazioni moderne la crepa arreda e non c’è da preoccuparsi, perché la casa è “sotto costante monitoraggio e non presenta alcun pericolo di crollo”.

Nel malaugurato caso in cui la casa dovesse sbriciolarsi e voi doveste sopravvivere, astenetevi dalla classica tentazione giustizialista di rinfacciare a chi di dovere i vostri allarmi inascoltati; o, peggio, di attribuirgli qualsivoglia colpa, cedendo al peggior populismo; o – Dio non voglia: sarebbe giustizia sommaria indegna di uno Stato di diritto – di chiedergli i danni prima che un Tribunale, una Corte d’appello e la Cassazione abbiano confermato irrevocabilmente la sua penale responsabilità. C’è anche il caso che alcune circostanze infauste (tipo i funerali dei vostri cari o le fratture multiple che vi paralizzano in un letto d’ospedale) vi inducano a cedere all’emotività al punto di pretendere almeno la sostituzione dell’amministratore inadempiente, specie se doveste scoprire che costui (come l’Ad di Atlantia-Autostrade, Castellucci, sotto processo per la strage di Avellino) era già imputato per omicidio colposo plurimo per disastri precedenti: ecco, resistete a questi barbari istinti di giustizia sommaria. E, se vi chiedono ancora l’affitto della casa crollata, tenete a bada le mani e continuate a pagarlo, per non precipitare nel gorgo della cultura anti-impresa che dice “No a tutto” e porta dritto al socialismo reale.

Ci siamo fin qui barcamenati nella metafora della casa per non ricadere nel tragico errore di citare i Benetton e i governi degli ultimi 20 anni, cioè i concessionari e i concessori di Autostrade che credevamo responsabili politico-amministrativi del Ponte Morandi. Ora sappiamo dai giornaloni che essi non solo non vanno incolpati, ma neppure nominati. Al massimo – ci insegna Ezio Mauro – si può parlare di “una delle più grandi società autostradali private del mondo” che, “in attesa che la magistratura faccia luce”, non può diventare “il capro espiatorio di processi sommari e riti di piazza”, “tipici del populismo”. E guai a dire, come fa Di Maio, “a me Benetton non pagava campagne elettorali”: questo non l’avrebbe detto “nemmeno Perón”, forse perché a Perón i Benetton non pagavano le campagne elettorali, mentre Autostrade le pagò al centrosinistra e al centrodestra almeno nel 2008 (vedi Report). E guai soprattutto ad annunciare, come fa Conte, “la sospensione della concessione” senza aspettare “i tempi della giustizia”. Chi pensa che ai governi spetti accertare le responsabilità politico-amministrative e ai giudici quelle penali, perché un conto è revocare un contratto e un altro e mettere uno in galera, è un lurido “populista” e “pifferaio della decrescita”. Se c’è di mezzo Atlantia, che sponsorizza La Repubblica delle Idee e nel cui Cda siede la vice presidente del gruppo Repubblica Monica Mondardini, la responsabilità politico-amministrativa non esiste più: le concessioni si danno subito, anche in una notte, pure senza gara, ma per revocarle bisogna aspettare la Cassazione. Anzi, nemmeno quella, perché la revoca sarebbe – ammonisce Daniele Manca del Corriere – “una scorciatoia”, “un errore” e “un indizio di debolezza”: uno Stato forte viceversa lascia le sue autostrade in mani private, e che mani. Nemmeno Manca fa nomi, anche se sembra sul punto di farli: quando scrive “chi quelle società guida e controlla…”, par di vederlo mordersi la lingua e torturarsi le dita per impedire loro di scrivere “Benetton”. Poi, per non pensarci più, si scaglia contro i veri colpevoli: “Chi ha alimentato e salvaguardato l’interesse di minoranze a scapito del benessere del Paese, ostacolando nuove opere” (la famigerata “Gronda”, che avrebbe mantenuto in funzione il Ponte Morandi, e ci costerebbe 5-6 miliardi). Sistemati i veri colpevoli, restano da accertare le vere vittime: provvede Giovanni Orsina su La Stampa, lacrimando inconsolabile per i poveri Benetton (mai nominati), “sacrificati” come “capro espiatorio contro cui l’indignazione possa sfogarsi”. Roba da “paesi barbari”, soprattutto dinanzi “a una questione complessa come il crollo del Ponte Morandi”. Talmente complessa che ora Atlantia è pronta a ricostruirlo “in cinque mesi”. Un solo giornalista – il sempre spiritoso Luca Bottura – fa nomi e cognomi, con grave sprezzo del pericolo, su Repubblica: “Bagnai”, “Toninelli”, “i grillini” che “serbano nell’armadio lo scheletro della Gronda che forse avrebbe allungato la vita al Ponte Morandi” (mai fatta per colpa di chi non ha mai governato) e dicono “No tutto”, perfino al balsamico Tav “tra Torino e Lione” (che non c’entra nulla e infatti Bottura lo cita ma non si “arrischia” a citarlo “per paura di finire nel mirino” dei No Tav padroni di tutti i giornali, compreso il suo), “Salvini”, “Grillo”, la “Casaleggio”, “l’ansia vendicativa del governo… che sparge la calce viva della bassa politica su decine di vittime”, e “soprattutto Di Maio” perché osa attaccare “Autostrade per l’Italia (che certo non se la passa bene, ma devono dirlo i giudici)”. Ecco: per incolpare chi non c’entra nulla basta il Tribunale di Repubblica; ma per incolpare chi c’entra bisogna attendere la Cassazione.

Questi eterni Tartufi italioti, usi a negare anche l’evidenza, Indro Montanelli li ritraeva con un apologo: “Un gentiluomo austriaco, roso dal sospetto che la moglie lo tradisse, la seguì di nascosto e la vide entrare in un albergo. Salì dietro di lei sino alla camera e dal buco della serratura la osservò spogliarsi e coricarsi insieme a un giovanotto. Ma, rimasto al buio perché i due a questo punto spensero la luce, gemette a bassa voce: ‘Non riuscirò dunque mai a liberarmi da questa tormentosa incertezza?

L’INNEFFABILE DR. SOTTILE

Puntuale come le piogge alla fine dell’estate ecco arrivare la linea propagata dal dott.re Sottile, Travaglio Marco, cultore di documenti giudiziari – ma forse cultore è eccessivo dovendo usare un linguaggio populista – diciamo appassionato, in cui rintraccia finezze sconosciute magari anche nelle stesse sentenze, ma che nel suo assemblaggio sembrano vere.
Mutuando dal Gran Ciambellano potremmo dire Grande Assemblatore. Comunque uomo di successo, tutto preso a coltivarlo tramite lo spargimento di acidità che di fatto risulta la sua migliore dotazione.
Ma per carità veniamo ai fatti: com’era l’incipit? Progresso e Stato di Diritto.
Voliamo alto quasi come il Ponte!
L’uomo è chiaramente astuto infatti nel suo papiello letteralmente scrive: “… che il crollo di un ponte notoriamente pericolante fosse responsabilità anzitutto di chi (la società Atlantia della famiglia Benetton) l’aveva in gestione e si faceva pagare profumatamente per tenerlo in piedi ma non aveva fatto nulla …” Notate in questa espressione l’uso di anzitutto, è infatti l’antidoto per gli avvocati, poi contraddetto dall’uso del …non aveva fatto nulla! Un assoluto dopo un relativo.
Rileggendosi il dott.re Sottile si sarà chiesto, non sarò stato troppo ardito?
Ora analizziamo il testo successivo ci sono due precise verità – i Governi di destra e di sinistra che in 19 anni non hanno fatto nulla e i 40 morti (sembrano siano 43 ma, è un dettaglio) – perché il meccanismo funziona così: un po’ di vero e un po’ no – qualche illazione, una illazione, una deriva metaforica – lo so il metaforica non è populista, ma, il metaforica mi sfugge – e via di seguito.
Ma seguiamo il nostro Eroe nel ragionamento, lo so è un poco faticoso ma, dobbiamo piegarci alle bisogna! – uhmm credo che le bisogna sia leggermente antiquato, mah…
Ecco che a questo punto, ben condito dal testo precedente appare come protagonista il Governo con il suo “… diritto-dovere di revocare il contratto al concessionario inadempiente”.
Fate attenzione alla prosa: il Governo sullo sfondo, imponente, arcigno, e illuminato dalla Giustizia (una signora con bilancino, spada, ecc…) applica il diritto-dovere, termine rafforzativo e inespugnabile, somministrando la revoca al concessionario inadempiente! Quindi già condannato, già colpevole, già reietto, già pendaglio da forca, prono nelle patrie galere.
Che bello! Che lineare retorica!
E si che nell’incipit veniva citato lo Stato di Diritto.
A nessuno viene in mente che il Governo, nella sua funzione si fa garante di accertare le Responsabilità (a onor del vero escluso Mattarella! Nella dichiarazione dopo i funerali) svolgendo una indagine amministrativa al suo interno (non aveva infatti l’Alta Sorveglianza della concessione?), presentando i risultati in Parlamento, acquisendo dati e mettendoli a disposizione della Giustizia senza fare sconti a nessuno, e su queste azioni qualificandosi con le Sue posizioni politiche come rappresentante dell’interesse generale, per poi riferire in Parlamento? (art. 95 titolo III Costituzione e art. 97 e 98 riguardanti la PP.AA.).
Il nostro Eroe poi si lancia in una filippica – forse filippica non è populista! – in cui è bravissimo contro i Giornaloni utilizzando il concetto di patologia, la Stampa è affetta da servilismo e per fortuna qualcuno tiene accesa la fiammella delle VERTITA’.
Chi chiede l’applicazione delle regole e delle procedure dello Stato di Diritto è infatti sospetto di aver accusato i Giusti di:
polulismo,
giustizialismo,
moralismo,
giustizia sommaria,
punizione cieca,
voglia di ghigliottina,
ansia di Piazzale Loreto – e qui tuttia cercare compulsando lo smartfone – dove sarà Pz.le Loreto? Che è successo? Un incidente? Ce lo siamo perso?
Sciacallaggio
Speculazione
Ansia vendicativa
Barbaria umana e giuridica (sic!)
Cultura anti impresa che dice No a tutto (invece di fatto è stato detto si,si,si, trasformiamo!)
Pericolosa deriva autoritaria
Ossessione del capro espiatorio
Esplosione emotiva
Punizione cieca
Barbarie
Pressapochismo
Improvvisazione
Avventurismo
Collettivismo
Socialismo reale
Decrescita’
Oscurantismo
Tutto quanto elencato all’interno di la Repubblica, il Corriere, la Stampa, il Giornale.

Capite quindi come si può diventare giornalisti? Scopritori di verità? Basta esser bravi a fare elenchi come don Giovanni (uhmm…questo credo che sia troppo…non mela passano…chi sarà sto’ Giovanni?)
Voi capirete che con gli elenchi si riempiono i cm/2 di spazio tipografico e i giornali sono come i terreni edificabili: valgono un tanto al cm/2 – si legge centimetro quadro e si fanno alle elementari, quindi mi sembra abbastanza populista!

Successivamente nel testo inizia la polemica con i suoi colleghi – giornali/giornalisti, ma, a noi questo non interessa è una lite di famiglia e noi siamo naturalmente riservati, non ci impicciamo dei fatti degli altri.

E qui a seguire nasce il colpo di teatro, la metafora dell’appartamento in cui ognuno può calarsi.
Leggete bene in ogni articolo c’è una metonimia – figura retorica che consiste nella sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una relazione di vicinanza, attuando una sorte di trasferimento di significato- che permette all’inclito pubblico di immedesimarsi E via con la storia del povero affittuario e del costruttore cattivo, vessato e sfortunato, l’affittuario dal destino avverso. Di fatto all’inclito pubblico gli piace sentirsi vittima, e le elezioni recenti l’hanno confermato come tendenza maggioritaria e lì un altro elenco come sopra: ti vuoi ribellare al potere ecco cosa succede: Corte d’Appello, Cassazione, solitudine, malattie, e per finire il socialismo reale, come in un quadro di Guttuso, con probabile perdita della disponibilità dell’appartamento da parte dell’affittuario in un vortice di collettivismo proletario.

Qui finisce la metafora/metonimia e torniamo ai nostri amati Benetton derisi come principi reggenti e non citabili dai compari/amici giornalisti primo fra tutti Ezio mauro (… ma non è stato il suo passato Direttore? Che ci sia della ruggine? mah…fatti loro).

E il povero Di Maio a dichiarare: non ho preso i soldi per la campagna elettorale! E ci credo non eri nessuno, giovane miracolato!
E guai a sfiorare il nostro avvocato del popolo, che in passato è stato avvocato di Autostrade!
(e si anche noi possiamo copiare) che ci perita dall’alto della sua scienza giuridica a prefigurare addirittura la sospensione della concessione! E in questo passo sembra balugginare la distinzione dei poteri nello stato di Diritto!
Per fortuna sarà, per gentile concessione del nostro Eroe, la Giustizia a mettere in galera qualcuno se colpevole e non il Governo in quanto tale.
Certo, nell’immaginario salviniano dovrebbe essere il Ministro di Polizia ad andare a prendere i fratelli Benetton e per le orecchie trasportandoli dietro la lavagna con in testa il cappello con su scritto ASINO. Ma questo il nostro Eroe non ce lo dice, forse sarà per un’altra volta. L’esperienza insegna che non bisogna bruciarsi subito tutte le cartucce.
E su via seguendo il testo percorre gli incesti societari tra industriali e giornali, come dire: sono tutti eguali, questa è la casta, questa va abbattuta perché il sentire del popolo, che non può immedesimarsi negli yoth e nelle ville a Cortina, affermi come unica sostanza la VERITA’ e ci riconduca alle sagge vie della nazionalizzazioni che hanno prodotto nella 1,2,3,4,5 Repubblica sorti gloriose di andiamo orgogliosi.
In fin dei conti l’IRI non l’aveva inventato LUI?

Quindi sistemata nella piazza mediatica la ghigliottina, il nostro Eroe, fa scendere la lama e in cronologia taglia la testa di: Mauro, Mondardini, Manca, Orsina, Bottura, ad ognuno la sua pena, ad ognuno la sua irridente boccaccia.

E in fine arriva la chiusa, dietro le spalle grandiose del grande maestro Montanelli tramite l’apologo del marito cornuto che si tormenta davanti al buio della copula non potendo esser certo dell’atto consumato, mi avrà tradito o si sarà addormentata la presunta fedigrafa? Questo apologo che tende al sorriso amaro ci fa venire in mente le puntate della Notte della Repubblica. Nel buio si commettono i reati, si ruba, si tradisce, si uccide.
Chiusa perfetta se si confronta alla luce della VERTITA’ espressa da popolo, evidentemente quello del web, incanalato dai maestri stregoni degli algoritmi.

Ma il nostro Eroe, che abbiamo accompagnato malamente e approssimativamente nel suo scritto, merita qualcosa di più, uno scenario più vasto, consono alle sue capacità, una citazione più ricca, complessa, composita, teatralmente vibrante che dia restituzione di tanto funambolismo narrativo.
Non è facile trovare un parallelo di livello, ci abbisogna una ricerca, una indagine e dopo lunga riflessione la memoria ci è caduta sull’ Alchimista, non quello un po’ stucchevole di Paolo Coelho del 1988, con le sue frasi abusate, ma quello di Ben Jonson: una deliziosa commedia del 1512 (dai così lontano, non me lo aspettavo!) in cui i protagonisti, Sottile e Facciatosta agiscono come furfanti spregiudicati. Inizia tutto con un proprietario di casa che lascia il suo bene in mano ad un servitore infedele – sarà una concessione? – e questi ne approfitta trasformando la casa in una centrale di truffe per ospitare una galleria di personaggi allocchi. Tra i tre personaggi spicca nel nostro paragone quello del Dottore alias Sottile, alias il Maestro, alias la Faina, alias l’Alchimista, il Negromante, che con capacità dialettica e geniale oratoria ingabbia i minchioni.
Segnalo nella trama che il primo ad abboccare è un avvocato, il secondo un commerciante (forse un imprenditore?) che vuole aver successo d’impresa e profitto, il terzo Mannone, spera di trasformare il metallo in oro e ed ottenere potenza sessuale, ma anche qualche opera pia se avanza tempo.
Ma il Dottore Sottile è anche un esperto di duelli, di dispute e di astuzie. Ma poi il proprietario di casa, tale Amofrizzo torna e chiama la polizia, ma i furfanti non vengono condannati – mancano i testimoni – (e questo è molto italiano).
Nel caos finale ciò che vince è l’intreccio, e in questo il nostro Eroe è insuperabile.
Fine della storia.

POESIA REGALO

Ladro di erre

C’è chi da’ la colpa
alle piene di
primavera,
al peso di un
grassone
che viaggiava in
autocorriera:
io non mi meraviglio
che il ponte sia
crollato,
perché l’avevano
fatto
di cemento amato
Invece doveva
essere
armato, s’intende,
ma la erre
qualcuno che se la
prende.
Il cemento senza erre
(oppure con l’erre
moscia)
fa il pilone
deboluccio
e l’arcata troppo
floscia.
In conclusione, il
Ponte
è colato a picco,
e il ladro di erre
è diventato ricco:
passeggia per la
città,
va al mare d’estate,
e in tasca gli
tintinnano
le erre rubate.

(Gianni Rodari 1962)

Eugenio De Crescenzo 22 agosto 2018

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