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It

L’horror quotidiano di Stephen King

It è uno dei titoli di maggior successo di Stephen King, sia commerciale che di critica. Certamente è uno dei più personali tra i suoi successi, ambientato (come altri romanzi dell’autore), nella immaginaria cittadina di Derry, assai prossima a Portland, sua città natale, negli anni ’50 della sua adolescenza (il film sposta, però, gli avvenimenti negli ’80, più vicini all’immaginario del pubblico di oggi). La New Line -Warner, nel decidere di produrre un remake cinematografico della miniserie del 1990, ne aveva inizialmente offerto la regia a Cary Joji Fukunaga che aveva predisposto di accentuare gli elementi splatter della storia, in disaccordo con la produzione. Il progetto è cosi passato a Muschietti che già con l’ottimo La madre aveva dimostrato di saper raccontare una storia terrorizzante, senza ricorrere a sanguinolenti effettacci (anche l’iniziale morte di Georgie, molto più raccontata in dettaglio di quanto non facesse la miniserie, ha – come accadeva con l’uccisione della bambina all’inizio di Distretto 13 – Le brigate della morte di Carpenter – il compito di immetterci nell’incubo, non di colpirci allo stomaco). Il coté del film è, infatti, più quello di Stand by me, splendido, malinconico film che Rob Reiner aveva tratto dal racconto autobiografico di King Il corpo, che dei thriller più duri. La vera qualità narrativa di Muschietti è, infatti, quella di farci vedere tutto attraverso gli occhi di adolescenti, immersi nel mondo spaventoso e misterioso di adulti crudelmente incomprensivi e violenti (fisicamente o psicologicamente). Il film è il campione di incassi in USA nella storia dell’horror e, anche da noi, è partito con grandi numeri e forse la ragione è proprio nel fatto che sa raccontarci le nostre paure e ce le esorcizza, come per qualunque essere fragile, proponendoci il modello di un insieme di debolezze che forma una forza invincibile, cioè l’uscita dal sé per entrare nel mondo dei sentimenti e delle relazioni (che altro sono le favole se non questo?).

di Andy Muschietti. Con Bill Skarsgård, Owen Teague, Jaeden Lieberher, Finn Wolfhard, Wyatt Oleff USA 2017

Nel 1988 a Derry, cittadina del Maine, il piccolo Georgie Denbrough (Jackson Robert Scott) esce sotto la pioggia e fa navigare lungo un rigagnolo la barchetta di carta, regalatagli dal fratello Bill (Lieberher); quando questa finisce in uno scarico fognario, dal quale appare un pagliaccio (Skarsgard) che si presenta come “Pennywise il clown ballerino” e gli offre un palloncino ma, quando Georgie cerca di recuperare la sua barchetta, prima gli strappa via il braccio con un morso, poi lo divora. Qualche mese dopo, ultimo giorno di scuola, Bill e i suoi amici – il logorroico Richie Tozier (Wolfhar), l’ipocondriaco Eddie Kaspbrak (Jack Dylan Grazer) e l’ebreo Stanley Uris (Oleff) – vengono maltrattati, come sempre, dal bullo Henry Bowers (Nicholas Hamilton) e i suoi accoliti, Patrick (Owen Tegue), Belch (Jake Sim) e Victor (Logan Thompson). Nei bagni della scuola, intanto, Beverly Marsh (Sophia Lillis) dopo essere stata umiliata dalle compagne – guidate dalla gelosa Gretta (Megan Charpentier) – che la accusano di essere una sgualdrina, si scontra, urtandolo, con Ben Hanscom (Jeremy Ray Taylor), il nuovo arrivato sovrappeso e segretamente innamorato di lei. Di lì a poco il ragazzo nero Mike Hanlon (Chosen Jacobs) – un orfano che vive con il nonno (Steven Wiiliams) allevatore di ovini che gli rimprovera di non avere il coraggio di uccidere le pecore – mentre sta consegnando della carne, vede arrivare Henry e i suoi (che sono soliti aggredirlo con frasi razziste) e, nascondendosi, viene minacciato da Pennywise. Bill non si dà pace per la scomparsa del fratellino ed è convinto – inconsapevolmente esacerbando il dolore dei genitori (Geoffrey Pounsett e Pip Dwyer) – che sia ancora rintracciabile e che potrebbe essere finito in un terreno collegato alle fogne chiamato i Barrens. Ben, mentre è in biblioteca a leggere un libro sulla storia di Derry che descrive le tragedie e le sparizioni inspiegabili che, nei secoli, l’hanno tormentata, viene attirato da un palloncino e, seguendolo nel seminterrato, incontra Pennywise, che si è materializzato in un ragazzo senza testa (Carter Musselman). Scappato dalla biblioteca in preda al terrore, Ben finisce nelle mani dei bulli ed Henry gli incide con il coltello una H sulla pancia, lui riesce a fuggire nei Barrens dove trova Bill, Richie, Eddie e Stanley che, cercando Geoorgie, hanno trovato la scarpa di una ragazza scomparsa; intanto Patrick, che lo cerca in una discarica vicina, viene ucciso da Pennywise. Ben, viene medicato dai ragazzi, aiutati da Beverly che, facendo gli occhi dolci al farmacista (Joe Bostick), consente loro di prendere i medicamenti di cui Ben ha bisogno. Più tardi, mentre sta tornando a casa, Eddie passa davanti alla casa abbandonata di Neibolt Street e viene attaccato da Pennywise sotto forma di un lebbroso (Javier Botet). Stanley, invece, dopo essere stato rimproverato dal padre rabbino (Ari Cohen) per non aver studiato abbastanza la torah, vede materializzarsi la donna modiglianesca (Tatum Lee) soggetto di un quadro che lo ha sempre spaventato, mentre Beverly, che si era rifugiata in bagno per fuggire alle attenzioni lubriche del violento padre (Stephen Bogaert), sente le voci di molti bambini scomparsi provenire dal lavandino, dal quale sgorga una quantità di sangue. Bill, a sua volta, viene attirato nella cantina di casa dall’apparizione di Georgie e, qui, attaccato da Pennywise. L’indomani, tornati nei Barrens, Bill, Beverly, Ben, Richie, Stan ed Eddie salvano Mike dalla banda di Henry, affrontandoli con una sassaiola. E’ ora completo il “Club dei Perdenti”(come hanno deciso di chiamarsi) e i ragazzi capiscono di essere stato attaccati – ciascuno nel proprio punto debole (quello di Richie è direttamente la paura dei clown) – da It, l’entità che, con l’aspetto di Pennywase, si risveglia per alcuni mesi ogni 27 anni per nutrirsi dei bambini di Derry prima di riscomparire e che si serve delle fogne per spostarsi senza essere visto. Mentre nel garage di Bill esaminano le mappe della rete fognaria, i Perdenti vengono aggrediti dal clown ma riescono a scacciarlo e decidono di andare a stanarlo nella casa in Neibolt Street; qui It riesce a separarli e, dopo aver fatto cadere Eddie, che si rompe un braccio, si prepara a mangiarlo ma gli amici arrivano in tempo a salvarlo. L’apprensiva madre (Molly Atkinson) di Eddie – che, per ansia di protezione, lo ha reso ipocondriaco – giunge sul posto e porta via il figlio mentre Richie, Stan, Ben e Mike cedono alla paura e lasciano Bill e Beverly soli. Qualche tempo dopo Beverly, per difendersi dall’ennesima violenza del padre, lo uccide e, subito dopo, arriva Pennywise che la rapisce. Henry, intanto, svergognato di fronte agli amici dal padre (Stuart Huges) poliziotto, soggiogato da It lo uccide e parte alla caccia dei Perdenti. Bill, che è stato a casa di Beverly e ha capito cosa è successo, va a chiamare gli altri e con loro giunge nella casa di Neibolt per salvare la ragazza e con loro si cala nel pozzo che è al centro della costruzione; arriva Henry, che si scaglia contro Mike che era l’ultimo a scendere ma, nella lotta, è lui a soccombere, cadendo dal pozzo e sfracellandosi al suolo. Il gruppo giunge alla tana di Pennywise e, dopo un primo scontro con lui,trovano Beverly in stato catatonico sospesa nel vuoto con accanto i corpi degli altri bambini scomparsi; i ragazzi riescono a tirarla a terra e a rianimarla. It compare sotto forma di Georgie ma Bill non ci casca e lo ferisce con la sparachiodi di Mike; dal corpo del bambino riappare Pennywise che prende in ostaggio Bill, offrendo agli altri Perdenti salva la vita se gli lasceranno l’amico; loro non accettano e liberano Bill e sconfiggono Pennywise, che non avendo più il potere di spaventarli, comincia a disintegrarsi. Un mese dopo i ragazzi fanno un giuramento di sangue: se fra 27 anni It sarà tornato, anche loro torneranno a Derry per distruggerlo una volta per tutte.

 

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