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La pubblica amministrazione

Nel discorso sulla fiducia al Senato, Draghi ha parlato di riforma della Pubblica Amministrazione come richiesto dal Next Generation EU. Nota bene che per tutta la durata del discorso, Draghi non l’ha mai chiamato Recovery Plan, ma Next Generation EU proprio a sottolineare che questi colossali fondi sono destinati alle prossime generazioni. Si parla di futuro, di stabilità, di visione lungimirante, valori e beni materiali da lasciare ai nostri figli e nipoti. L’allocuzione più bella è stata “spirito repubblicano” , ricorda la Francia, ricorda i valori europei.

Tra le riforme da implementare c’è la mai risolta questione della Pubblica Amministrazione. Draghi non si sofferma sul come, accennando alla buona prova che comunque il pubblico ha dato durante la pandemia, invitandoli semplicemente a smaltire l’arretrato. Naturalmente ci dovrà essere molto di più, lo scopriremo con il tempo.

Intanto inutile ricordare che la Pubblica Amministrazione è una mastodontica realtà che comprende settori di ogni tipo: dai grandi commis di stato, magistrati, consiglieri, membri di Bankitalia da cui Draghi proviene, al personale sanitario, polizia, insegnanti, tecnici, operatori ecologici, aziende locali e nazionali. Questo per dire che non possiamo fare di tutta un’erba un fascio e che anche proprio per questo diventa inespugnabile: se parli di ritardi e inefficienze, trovi sempre qualcuno che ti ricorda il sacrificio di medici, infermieri, poliziotti e insegnanti.

Eppure tutti abbiamo sperimentato quella fantastica esperienza di essere sbattuti da un ufficio all’altro per tornare alla casella di partenza avendo perso intere giornate, e se lo sconforto agita le nostre menti per un certificato o una carta d’identità, figurarsi quelle di chi svolge attività economiche da cui dipendono investimenti e famiglie.

Bene, possiamo dare mille suggerimenti.  C’è chi vuole introdurre la valutazione dei dirigenti e impiegati, il merito. Ma chi li valuta? E con quali criteri? C’è chi vuole abolire il reato d’abuso d’ufficio. I dirigenti traccheggiano e non decidono per paura di finire indagati. Ma la corruzione esiste e non possiamo non tenerne conto. C’è chi vuole la semplificazione di leggi e regolamenti. Ma il Parlamento lo farà? Sono anni che se ne parla ma non succede nulla. Chi vuole il licenziamento, ma ci sono sindacati che vivono di tessere del pubblico impiego e che faranno muro. Vie tortuose, impraticabili che vanno a toccare abitudini consolidate e piccole certezze.

Credo che bisogni prendere atto che il capitale umano nella Pubblica Amministrazione sia in buona parte poco qualificato e poco competente, dai dirigenti all’impiegato. Non tutti ovviamente. E non sempre per colpa loro. Molte assunzioni, alcune per concorso altre per appartenenza politica, sono evidentemente clientelari e per molti anni la Pubblica Amministrazione è stata considerata una sorta di reddito di cittadinanza.

Corsi di formazione si possono fare. Ma vale la pena investire su persone di età generalmente elevata e spesso profondamente demotivati?

Credo che l’unica soluzione sia creare una specie di bad company dove infilare i rami secchi e improduttivi, in attesa della sua estinzione naturale, incentivando l’esodo pensionistico e sostituendo il personale in uscita con un numero ridotto di giovani qualificati. Il vero punto di svolta resta però una digitalizzazione espansa, in tutti i settori dove si possa bypassare il contributo umano, di modo che il cittadino si trovi di fronte a un computer al quale possa sottoporre le sue richieste a cui risponderanno software programmati con intelligenza artificiale, magari nel giro di pochi minuti.

di Lucilla Rogai (giornalista RAI)

 

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