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Mafia Capitale: un po’ di informazioni tecniche e una riflessione generale

foto AMBM

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(da Carteinregola)

In questi giorni convulsi, in cui la giusta indignazione dei cittadini si deve misurare ogni giorno con una ondata di notizie che spesso rende difficile capire cosa sta succedendo davvero, per valutare i fatti e farsi un’opinione, diamo qualche informazione utile sulle procedure giudiziarie, premettendo una considerazione generale sulla  differenza tra reati e cattiva amministrazione. Troppo spesso si dimentica un concetto sapientemente espresso dal Procuratore ” Giuseppe Pignatone, capo della Procura di Roma, il 29 novembre 2014, pochi giorni prima dello scoppio di “Mondo di Mezzo”, alla conferenza del PD romano:..la magistratura penale persegue fatti illeciti, reati, e se un reato non sussiste secondo le norme vigenti non deve neanche iniziare le indagini o le deve concludere con l’archiviazione. Questo però non significa che tutto quello che non è reato sia legittimo o rispondente a criteri di buona amministrazione e, ancora meno, che sia eticamente apprezzabile”

Per dare un giudizio sull’operato di questa classe politica, non è necessario aspettare l’esito delle indagini   della magistratura, basta valutare gli atti e le posizioni prese   dai singoli e dai partiti su tante questioni importanti, quelle  che dovrebbero essere improntate al rispetto delle regole uguali per tutti e dell’interesse pubblico. Troppe volte abbiamo visto – soprattutto nel presidio in Campidoglio a cavallo del 2012/2013, e anche nel presidio in Consiglio regionale nell’autunno scorso per Piano casa Polverini/Zingaretti – presentare o votare proposte e mozioni di dubbio interesse pubblico e di ampio profitto privato. Molti casi li abbiamo segnalati man mano. Ecco, anche se quelle scelte erano frutto di un libero convincimento e non di corruzione, e quindi chi le ha prese non ha commesso reati, non lo riteniamo  un motivo sufficiente per chiamarsi fuori dalla palude in cui è sprofondato il sistema politico della Capitale e della Regione Lazio. Non ci basta che un rappresentante eletto dal popolo non abbia commesso illeciti (o che non si possa provare senza ragionevole dubbio che li abbia commessi): vogliamo amministratori che agiscano limpidamente in un’unica direzione, quella dell’interesse collettivo. Sappiamo che si tratta di un concetto che talvolta può essere arbitrario, ma molto spesso basta una rapida ricognizione tra i vantaggi pubblici e i vantaggi privati di un progetto, di un modus operandi, di un’iniziativa, per far apparire in tutto il suo splendore una verità che tutti gli elettori dovrebbero sempre conoscere prima di decidere a chi affidare il governo della Regione o della città.

Ecco qualche informazione su come funzionano le indagini e gli arresti:

LA PRESUNZIONE DI NON COLPEVOLEZZA: un arrestato, e a maggior ragione un indagato o chi è solo citato nelle intercettazioni o negli atti, non può essere ritenuto colpevole fino alla sentenza definitiva, dopo il terzo grado di giudizio. Fino a quel punto nessuno può dare per scontato che abbia commesso i reati di cui è accusato o sospettato. Questo naturalmente vale rispetto a una condanna penale. Diverso è trarre conclusioni sul piano politico, valutando la compatibilità dell’indagato, dell’arrestato o dell’imputato con le cariche pubbliche che ricopre.

L’INDAGATO. Indagato è colui o colei su cui gli inquirenti (magistrati, polizia etc) stanno svolgendo delle indagini in seguito a una notizia di reato. Chi riceve un avviso di garanzia che lo avverte della sua condizione di indagato,  lo riceve in quanto destinatario di qualche atto nel quale deve essere coinvolto l’avvocato difensore (ad esempio una perquisizione dell’abitazione o dell’ufficio). Tuttavia ci si può trovare nella condizione di indagati  anche senza esserne a conoscenza. Se qualcuno però ha il sospetto di essere oggetto di un’ indagine, può chiederlo formalmente alla Procura della Repubblica ed essere informato della sua situazione.

L’ARRESTO Contrariamente a quello che molti pensano, l’arresto non è una misura repressiva che attesta il compimento di un reato, ma al contrario una misura preventiva, che viene utilizzata quando si teme che possano verificarsi alcune condizioni di ostacolo al prosieguo delle indagini e all’accertamento della verità: il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove o la reiterazione del reato (cioè che si continui a delinquere). Quindi non è detto che chi non viene arrestato si trovi automaticamente in una posizione meno grave di coloro per cui scatta la misura cautelare, o che se all’avviso di garanzia non segue l’arresto sia venuto meno il sospetto che l’indagato abbia commesso reati. E spesso succede che un indagato decida di collaborare con la giustizia, facendo venire meno i presupposti dell’arresto e della detenzione preventiva.

GLI ARRESTI DOMICILIARI Per lo stesso motivo la detenzione in carcere può essere sostituita o trasformarsi in arresti domiciliari, qualora non ne sussistano più le necessità.

NOTA SUI NOMI CITATI NELLE INTERCETTAZIONI. E’ evidente che le indiscrezioni su  terze persone pronunciate da un soggetto con  un altro interlocutore, intercettate dalla polizia, non costituiscono diffamazione o calunnia, a meno che non siano volontariamente pronunciate in pubblico (da due “ascoltatori” in su) o che siano affermazioni menzognere rilasciate agli inquirenti. Può essere invece diffamatorio riportare parti di intercettazioni (in assemblee, su giornali, blog, comunicati etc) dando per scontato che sia già stato accertato che quanto affermato dagli indagati sul conto di terzi corrisponda alla verità. Lo suggerisce anche il buon senso: un criminale potrebbe millantare con qualcun altro il suo potere su politici e amministratori per perseguire i suoi scopi o apparire più influente di quello che è. Ed è chiaro che, nonostante le leggende metropolitane, gli inquirenti non si basano solo su affermazioni “de relato” per accusare qualcuno, ma cercano riscontri puntuali:  nel dubbio prevale l’ipotesi di non colpevolezza. Ne è la prova il fatto che molti nomi che appaiono nelle intercettazioni come presunti “complici” del disegno criminale di Buzzi , non sono stati arrestati né sono stati oggetto di perquisizioni o altro. Non basta quindi che Buzzi affermi in un’intercettazione che il tal dei tali è “un suo uomo” per pensare che si tratti di un politico corrotto. Tuttavia – sempre scindendo il discorso penale da quello dell’opportunità politica – sarebbe auspicabile che le figure a cui nelle intercettazioni  si attribuiscono legami o comportamenti poco corretti,  facessero  un passo indietro – quanto meno da cariche importanti come capigruppo o presidenti di commissione – per rispetto verso le istituzioni, verso i cittadini e anche verso il proprio partito.

annaemmebi@gmail.com

Vi riproponiamo  due nostri articoli, uno pochi giorni prima di Mondo di Mezzo a dicembre scorso, uno pochi giorni dopo. E sono passati sei mesi.

Alla città serve un cambiamento “chirurgico” 6 dicembre 2014

Prendete quello che sta uscendo sulla mafia di Roma. Immaginate che sia solo un pezzo, e immaginate quale potrebbe essere l’altro pezzo. E poi moltiplicate tutto quello che avete immaginato. Per cento. Per mille. E avrete il quadro di dove siamo precipitati . Un precipitare progressivo, al ralenti: una persona alla volta, un affare alla volta, un posto di comando alla volta. Fino alla costruzione di una rete talmente fitta e articolata da far diventare la metafora della “piovra” un po’ “retrò”. Più adeguate certe invenzioni fantascientifiche, come le creature aliene che riempiono ogni spazio vitale di ragnatele appiccicose, avviluppando e soffocando le persone. O come quelle mutazioni tipo “invasione degli ultracorpi”, dove sotto l’apparente normalità degli umani batte un cuore extraterrestre. Un precipitare che non sappiamo quando sia iniziato, ma che sicuramente sarebbe troppo comodo circoscrivere alla consigliatura Alemanno. E anche se l’attuale amministrazione da tempo ha lanciato segnali di voler cambiare sistema – e in parte ha cominciato – ci auguriamo che i recenti avvenimenti spingano il Sindaco ad accelerare quel cambiamento radicale promesso in campagna elettorale, che adesso è diventato drammaticamente urgente.

Il Sindaco, il cambiamento e la città 30 novembre 2014 Lettera aperta di Carteinregola al Sindaco Marino

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