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Nessuno ci può giudicare vs. The Beatles: Sgt Pepper & Beyond

Gianni Pettenati batte i Beatles

Nessuno ci può giudicare

di Steve Della Casa e Chiara Ronchini. Italia 2016

vs.

The Beatles: Sgt Pepper & Beyond

di Alan G. Parker. Con Freda Kelly, Pete Best, Ray Connolly, Andy Peebles, Simon Napier – Bell Gran Bretagna 2017

Alla fine degli anni ’50 nacque in Italia il fenomeno degli “urlatori” (dall’inglese “shouter”, il termine con il quale venivano indicati i primi esecutori di Rhythm ‘n blues), cantanti che a piena voce cadenzavano i brani a ritmo terzinato, con evidenti influssi dal rock ’n roll. Arrivano al successo Tony Dallara, Betty Curtis, Mina, Jenny Luna e i rocker come Adriano Celentano, Little Tony, Ricky Gianco, Ghigo. Il cinema si interessò subito del fenomeno e così vennero fuori, ad opera del prolificissimo artigiano Lucio Fulci (divenuto poi uno dei grandi maestri dello splatter all’italiana: Quella villa accanto al cimitero, Lo squartatore di New York, Zombie 3, sono alcuni dei suoi titoli), due film corali con i più noti urlatori: I ragazzi del juke-box e Urlatori alla sbarra; a queste operazioni partecipava il giornalista, sceneggiatore e paroliere Piero Vivarelli, che firmò anche la regia del terzo film del filone: Io bacio, tu baci. Vivarelli è un curioso personaggio: ex-ragazzo repubblichino, poi fervente comunista (è stato l’unico italiano ad avere da Fidel Castro la tessera del partito Comunista Cubano) appare nel documentario con alcuni interventi, nei quali – in pieno godibilissimo stile cinematografaro e canzonettaro dell’epoca – spiega di aver contribuito, con quelle opere, ad una rivoluzione di sinistra. Steve Della Casa lo prende, ironicamente ma affettuosamente, in parola e individua – attraverso preziose immagini di repertorio, commentate con il giornalista e P.R. Massimo Scarafoni, una imperdibile cavalcata che, tra canzoni, brani selezionati da alcuni film, immagini del Piper, dichiarazioni di Shel Shapiro, Rita Pavone, Gianni Pettenati, Tony Dallara, Ricky Gianco, Mal, Don Backy e Caterina Caselli e squarci del ’68 – un’ideale percorso tra quelle canzoni, quei film e le lotte studentesche della fine degli anni ’70. Steve Della Casa è il più geniale degli intellettuali di cinema italiani di questi anni – rimanendo all’ambito documentaristico, i suoi Uomini forti (sugli eroi del genere peplum) e I tarantiniani (sui registi italiani amati e citati da Quentin Tarantino) sono, contemporaneamente, tappe fondamentali nella costruzione di una storia del nostro cinema e film divertentissimi e colmi di ironia – e in questo film (complice il contributo della montatrice Chiara Ronchini, cui Steve fa firmare la co-regia) non si smentisce. Ci sono canzoni note: 24.000 baci e Ciao ti dirò di Celentano, Il Geghegè e Cuore di Rita Pavone, Non son degno di te di Gianni Morandi, Ma che colpa abbiamo noi dei Rokes, Yeeeeeeh! di Mal, Il cielo in una stanza di Mina, Bandiera gialla di Gianni Pettenati ma anche chicche imperdibili: Renato Zero giovanissimo e magrissimo che balla per Pettenati, il dimenticato Guidone che canta Ciao ti dirò e, soprattutto, il rocker Ghigo (che arrivò al successo con una scorrettissima Coccinella, dedicata a Coccinelle, il proto-trans francese divenuto di moda nei primi ’60), che alla maniera un po’ epilettica dei rocker post Presley, canta Jenny,Jenny. A chiosa del discorso vediamo, dal film Woodstock, Country Joe che incita la platea ad urlare contro la guerra in Vietnam e (in una sequenza che, da sola, vale il film) lo scrittore beat Gianni Milano recitare una sua poesia alla maniera di Ginsberg e Ferlinghetti. Insomma non è esattamente un film sui cosiddetti “musicarelli”( per questo aspettiamo ansiosi che Steve Della Casa ci metta mano, con la sua geniale e sapiente estrosità), infatti sono citati solo alcuni film (i due di Fulci, In ginocchio da te e Non son degno di te con Morandi, i due Zanzara della Wertmulller e Rita, la figlia americana con Rita Pavone, I malamondo di Paolo Cavara per la canzone Sabato triste di Celantano, Io non protesto, io amo, Nessuno mi può giudicare e Perdono con Caterina Caselli, Pensiero d’amore con Mal e I ragazzi di Bandiera Gialla con Gianni Pettenati), funzionali all’idea di base: quando i giovani trovano una loro musica, non più mediata dai gusti degli adulti, comincia un cammino rivoluzionario.

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Pochi giorni prima usciva The Beatles: Sgt. Pepper and Beyond, presentato come un ideale sequel dello splendido Eight days a week di Ron Howard perché è incentrato sulla costruzione di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, sull’incontro con il Maharishi e sulla morte di Brian Epstein. In realtà è un’accozzaglia di interviste, per lo più irrilenvantissime, con personaggi, spesso secondari: la segretaria di Epstein, Pete Best (il batterista sostituito da Ringo), che, pateticamente, cerca di entrare nella fotografia per aver donato un oggetto che è nella copertina del disco e un paio di critici, uno dei quali ripete più volte che Sgt. Pepper sarebbe stato assai migliore se vi avessero inserito Penny Lane e Strawberry fields forever (?!). Tutto questo senza neanche un brano delle musiche dei Beatles (oltretutto messo in giro al prezzo maggiorato di biglietto degli eventi speciali!).

Come non essere, una volta tanto, fieri della grande serietà, competenza e perfezione di confezione del film di Steve Della Casa e Chiara Ronchini?

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