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Perché gli sfratti alle associazioni sono ingiusti e fanno male alla città

L’insegnamento gratuito dell’italiano agli immigrati e ai richiedenti asilo, l’assistenza ai senza fissa dimora, la terapia ai disabili attraverso la musica e la formazione dei musicoterapisti, la ludoteca per bambini e ragazzi che vivono in situazione di degrado sociale, la promozione della memoria, della storia orale e della cultura popolare, sono queste, insieme a molte altre ugualmente significative, le attività che il Comune di Roma – in anni recenti, ma che per certi versi appaiono lontanissimi – aveva ritenuto meritevoli di ottenere la concessione d’uso di beni comunali ad un canone ridotto rispetto al valore di mercato. Beni comunali, peraltro, nella maggior parte dei casi da tempo non utilizzati ed abbandonati, il cui estremo degrado è stato superato solo per il rilevante impegno, anche economico, delle medesime associazioni.

In tal modo l’Amministrazione comunale favoriva la realizzazione di rilevanti interessi sociali e di fondamentali diritti delle persone, salvaguardando al tempo stesso il proprio patrimonio ed ottenendo anche il pagamento di un canone determinato in considerazione del valore sociale perseguito.

Un modo equo per integrare interessi pubblici e privati ed una ragionevole incentivazione di attività non misurabili secondo parametri economici, che ha contribuito a produrre negli anni alcuni dei più luminosi esempi di attività sociali e culturali del nostro paese.

Ora tutto questo è sotto attacco.

Un bombardamento sul tessuto sociale e comunitario della città che è senza precedenti e che viene attuato, come ha scritto Sandro Portelli, in nome di una astratta legalità che solo occasionalmente coincide con la giustizia. Astratta legalità che, tuttavia, in questo caso appare fondarsi su basi giuridiche fragili e comunque meramente formalistiche.

Ed è questo l’equivoco di fondo su cui occorre fare chiarezza.

Quando si parla di “arretrati” richiesti dal Comune alle associazioni, come si legge nelle ricostruzioni giornalistiche sulla vicenda, si è indotti a ritenere che si tratti di debiti delle associazioni che hanno omesso di pagare il dovuto all’Amministrazione. Ma questo non corrisponde al vero e costituisce il nodo su cui si rischia l’equivoco.

Nella maggior parte dei casi, le associazioni hanno sempre corrisposto il dovuto, vale a dire il canone determinato dal Comune in considerazione dell’attività sociale svolta.

Solo dopo molti anni dalla costituzione del rapporto concessorio l’Amministrazione, sulla base di una interpretazione fuorviante, che le è stata imposta impropriamente dalla Procura della Corte dei conti, ha rimesso in discussione le assegnazioni per fini di utilità sociale, negando i rinnovi delle concessioni ed ha iniziato a pretendere di punto in bianco il pagamento del canone al presunto valore di mercato, anche per gli anni pregressi.

Così, dall’oggi al domani le associazioni che avevano sempre pagato il dovuto sono diventate morose per somme rilevantissime. E sono sorti gli “arretrati” e le richieste di rilascio dei beni, fondate su un mutamento unilaterale dell’importo del canone con effetti retroattivi, che risulta del tutto arbitrario e viola fondamentali principi di diritto.

In questo modo l’Amministrazione, e prima ancora la Procura della Corte dei conti, non solo hanno determinato una evidente ingiustizia, che compromette il vitale tessuto sociale e comunitario di questa città, ma hanno generato una situazione di illegalità, a cui ora la Politica e le Istituzioni sono chiamate a porre rimedio, assumendosi le proprie responsabilità.

Ill.mo Sig.

Presidente della Corte dei conti

nella qualità di Presidente del

Consiglio di Autogoverno della Corte dei conti

Via Baiamonti n. 25 – 00195 Roma

Ill.mo Sig.

Procuratore Generale della Corte dei Conti

Via Baiamonti n. 25 – 00195 Roma

E p.c.  Procuratore della Corte dei conti

Regionale del Lazio

Via Baiamonti n. 25 – 00195 Roma

Oggetto: richiesta di deferimento del Vice Procuratore della Corte Regionale del Lazio Dott. Guido Patti alla Commissione Disciplinare (art. 11 Legge n. 15/2009).

Le scriventi Associazioni rappresentano alla S.V. fatti che giustificano una attenta valutazione dei comportamenti del Vice Procuratore Regionale del Lazio Dott. Guido Patti.

Il suddetto Vice Procuratore ha deciso di promuovere azioni giudiziarie in merito a presunti danni erariali da addebitarsi ai dirigenti del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale.

Fino alla data della presente istanza risultano notificati circa 200 inviti a dedurre e circa 132 atti di citazione.

Secondo quanto appreso dal personale della Procura Regionale del Lazio sono stati confezionati circa altri 650 atti di citazione.

In particolare sono stati chiamati a rispondere i dirigenti del suddetto Dipartimento che, a decorrere dal 2008, si sono succeduti nell’incarico dirigenziale.

Tutti gli atti di citazione sono stati redatti a ciclostile e con il metodo del copia/incolla.

Con tali iniziative il Vice Procuratore ha letteralmente occupato il Registro Generale della Sezione Giurisdizionale del Lazio ed ha, oggettivamente, interferito nella normale gestione della Sezione Giurisdizionale.

Si chiede di verificare, svolti i necessari accertamenti, se con il record suddetto non siano stati travalicati i principi che tutelano e garantiscono l’autonomia e l’indipendenza dell’organo inquirente.

Ad avviso delle scriventi Associazioni l’abuso della funzione inquirente sta nel fatto che i comportamenti concreti del Vice Procuratore costituiscono una illegittima interferenza nell’ordinaria attività amministrativa ed hanno determinato un vero e proprio stato di soggezione degli attuali dirigenti del Dipartimento Patrimonio, i quali si sentono vincolati a rispettare i suggerimenti del Vice Procuratore nella scelta di provvedimenti discrezionali anche in contrasto con la vigente regolamentazione del settore.

  •  Circa il record di procedimenti raggiunto dal Vice Procuratore e l’illegittima interferenza nell’attività di amministrazione attiva di Roma Capitale.

In disparte ogni questione sulla stranezza di un frazionamento in 650 citazioni per presunte responsabilità addebitabili ad un ristretto gruppo di dirigenti del Dipartimento e sulla conseguente violazione di fondamentali principi processuali in ordine all’effettività del diritto di difesa degli incolpati, preme mettere in evidenza i seguenti elementi di fatto.

1)  Nel corso delle istruttorie si è proceduto ad una distinzione tra i dirigenti che hanno accettato i suggerimenti del Dott. Patti (e così non hanno ricevuto addebiti e/o atti di citazione), ed i dirigenti che hanno tentato di rappresentare le difficoltà operative del Dipartimento con la speranza di una collaborazione fruttuosa (e sono stati tutti citati in giudizio).

2)  Nel corso delle attività istruttorie (omettendo ogni distinzione tra le attività delle Associazioni ed i singoli beni dati in concessione) risultano avvenuti incontri tra il Vice Procuratore Dott. Patti ed il Commissario pro-tempore di Roma Capitale.

Incontri tanto riservati da escludere la presenza di dirigenti capitolini.

Sta di fatto, però, che il contenuto degli incontri risultava immediatamente descritto in modo specifico dalla stampa cittadina sotto il titolo omnicomprensivo (e perciò fuorviante) di “affittopoli”.

3)  Gli attuali dirigenti del Dipartimento Patrimonio hanno adottato provvedimenti di sgombero a carico delle Associazioni ed ordinanze di richieste di pagamento di un presunto canone di mercato facendo riferimento ad una sentenza della Sezione Giurisdizionale del Lazio come malamente interpretata dal Vice Procuratore Dott. Patti.

L’adozione dei suddetti provvedimenti non è stata il frutto di un usuale procedimento amministrativo, ma è stata di fatto determinata dal Vice Procuratore Guido Patti, il quale in comunicazioni dirette alla Direzione gestione amministrativa del Dipartimento Patrimonio ha rappresentato l’inderogabile necessità di richiedere il pagamento dei canoni concessori a prezzo pieno di mercato rispetto al canone sociale del 20% e di procedere alle richieste di rilascio immediato degli immobili, rappresentando in caso contrario la necessità di procedere nell’incolpazione del danno erariale nei confronti del destinatario della comunicazione (in allegato alla comunicazione il Vice Procuratore Patti inviava per conoscenza gli inviti a dedurre già notificati ai dirigenti che si erano in precedenza avvicendati nell’ufficio).

E così, si legge nella Comunicazione del 7 giugno 2016 inviata al dirigente dell’ufficio, “Al fine di evitare una spiacevole iniziativa giudiziaria nei confronti del nuovo titolare dell’ufficio (destinatario della comunicazione n.d.r.) appare necessario che con la massima urgenza l’Accademia venga messa in mora per tentare di recuperare qualcosa e che, soprattutto, venga emanata ed eseguita una determinazione dirigenziale di riacquisizione dell’immobile. Infine, anche se questo aspetto non riguarda la Corte dei conti, non andrebbe sottovalutata la possibile rilevanza penale della perdurante inerzia (specialmente ora che, svoltesi le elezioni, non può più essere richiamata l’esigenza di non turbare la pubblica opinione. Inoltre, si è dell’avviso che con riguardo all’Accademia non possano sorgere problemi di ordine pubblico). La presente nota istruttoria non deve essere valutata quale anticipazione di un’iniziativa giudiziaria già decisa, bensì quale impulso a provvedere…” (doc. 1 allegato).

     La comunicazione citata, scelta a campione tra le varie comunicazioni che risultano essere state inviate dal Vice Procuratore Patti ai funzionari di Roma Capitale, appare paradigmatica della grave ed illecita interferenza operata in danno dell’amministrazione capitolina, funzionale all’adozione di iniziative nei confronti delle associazioni, detentrici di beni comunali per fini di utilità sociale, che non sono il risultato di una scelta operata dall’amministrazione nell’esercizio dei poteri conferitegli dalla Costituzione, ma dell’abusivo sconfinamento di potere del Vice Procuratore, che in tal modo ha determinato l’operato della pubblica amministrazione, in aperta violazione del principio di legalità e di separazione dei poteri.

4)  I provvedimenti di rilascio e le richieste di pagamento sopra citate sono stati inviate dall’Amministrazione, in modo del tutto irrituale, per conoscenza direttamente al Vice Procuratore Dott. Patti, ad ulteriore dimostrazione della grave interferenza sul regolare svolgimento dell’azione amministrativa posta in essere dal Vice Procuratore.

5)  Nei rapporti tra i rappresentanti delle Associazioni e gli attuali dirigenti del Dipartimento è costante il riferimento, da parte di quest’ultimi, alla necessità di seguire richieste e suggerimenti del suddetto Vice Procuratore, onde evitare inviti a dedurre o citazioni e ciò seppur nella rappresentata convinzione del maggior danno che la riacquisizione degli immobili e la chiusura delle attività comporterà per la cittadinanza e per la stessa amministrazione capitolina, che non è in grado di gestire né la guardiania e né la ordinaria manutenzione del proprio patrimonio e né garantire in altro modo i servizi offerti dalle varie associazioni ed enti.

6)  Da ultimo, la grave intromissione da parte del Vice Procuratore Patti ha ricevuto ulteriore conferma con la Delibera n. 19 adottata dalla Giunta capitolina il 22 febbraio 2017, in cui si legge che: “La prevista modulazione delle azioni di riordino, di cui alla citata deliberazione della Giunta Capitolina n. 140/2015, che considerava n. 5 livelli progressivi d’intervento non è stata attuata, in sede di prima applicazione, nelle forme ivi previste, atteso che, a seguito delle disposizioni impartite dalla Magistratura Contabile in ordine a circa n. 350 posizioni afferenti detti Organismi, l’Amministrazione ha proceduto, considerata l’intervenuta scadenza dei titoli legittimanti la permanenza delle Associazioni stesse negli immobili di cui trattasi, sia alla richiesta del corrispettivo d’uso calcolato al 100% del valore di mercato, sia alla riacquisizione, anche forzosa, degli immobili stessi per la successiva riassegnazione attraverso le procedure ad evidenza pubblica” (doc. 2 allegato).

A quanto consta alle scriventi Associazioni le “disposizioni impartite dalla Magistratura Contabile” altro non sono che le irrituali comunicazioni inviate dal dott. Patti ai dirigenti dell’ufficio gestione amministrativa del Dipartimento patrimonio, di cui sopra si è riportato il testo.

7)  L’Avvocatura capitolina ha manifestato agli attuali dirigenti del Dipartimento l’inopportunità di evocare, nei provvedimenti di sgombero e di richiesta di pagamenti, suggerimenti della Procura della Corte dei conti.

Ciò nonostante gli attuali dirigenti continuano a far riferimento a pressioni provenienti dal Vice Procuratore regionale dott. Guido Patti.

  •  Circa la bozza di Regolamento in tema di concessione di beni immobili appartenenti al patrimonio indisponibile di Roma Capitale.

Come si è già detto alcuni rappresentanti delle scriventi Associazioni, su convocazione della VII° Commissione Consigliare Permanente, hanno partecipato ad una riunione formale in cui è stata consegnata la bozza di un nuovo regolamento.

Su domanda dei consiglieri comunali e delle associazioni presenti il dirigente del Dipartimento Patrimonio ha chiarito che il regolamento non era stato elaborato dalla burocrazia dipartimentale e che non appariva “giusto”, facendo notare che i dirigenti avrebbero accettato senza critiche il nuovo regolamento in quanto coerente con gli indirizzi dettati dal Vice Procuratore Dott. Patti.

Il contenuto delle osservazioni della dirigente audita dovrebbe risultare verbalizzato e, comunque, su tale circostanza esistono i testimoni pronti a deporre sotto giuramento.

Per evitare facili strumentalizzazioni, preme alle scriventi Associazioni chiarire che si è in attesa da molti anni di un nuovo regolamento in materia di concessione di beni indisponibili tale da consentire la distinzione tra la maggioranza delle Associazioni no-profit ed i limitati casi di false Associazioni no-profit, che approfittano delle difficoltà di controlli da parte degli Uffici Comunali.

Le scriventi Associazioni rivendicano il valore sociale ed economico delle attività da loro svolte in supplenza di servizi che dovrebbe svolgere l’Amministrazione capitolina, ovvero a completamento di servizi inefficienti o inadeguati ai reali bisogni della comunità.

Ben venga dunque una nuova disciplina, nuovi programmi, nuove graduazioni delle scelte, purché la nuova disciplina sia il risultato di una volontà espressa dai legittimi rappresentanti dei cittadini e non, al contrario, da organi giurisdizionali chiamati a svolgere funzioni sicuramente fondamentali per uno Stato di diritto senza illegittime invasioni di campo.

Quanto sopra premesso si

CHIEDE

che l’Ill.mo Sig. Presidente, esperita ogni opportuna indagine, e sentito il Procuratore Regionale del Lazio della Corte dei conti, qualora la S.V. ravvisi in quanto sopra illustrato eventuali elementi di rilevanza disciplinare, voglia deferire alla competente Commissione dell’Organo di Autogoverno della Corte dei conti il Dott. Guido Patti per far accertare se nel comportamento del Vice Procuratore siano ravvisabili gli estremi per l’adozione di provvedimenti sanzionatori.

LETTERA APERTA AI DIRIGENTI DI ROMA CAPITALE: IL RUOLO A SERVIZIO DELLA COMUNITÀ CITTADINA E L’ORGOGLIO DI APPARTENENZA AD UNA ISTITUZIONE DEMOCRATICA

 I fatti sono noti e per fortuna una stampa attenta ne ha preso cognizione.

I dirigenti di Roma Capitale ed in particolare quelli assegnati al Dipartimento Patrimonio hanno ricevuto da un Vice Procuratore della Corte dei Conti 140 atti di citazione e si prevedono altri 700 atti.

I dirigenti presi di mira, secondo il Procuratore avrebbero omesso di sfrattare e di pretendere il canone di mercato da tutte le associazioni alle quali, nel rispetto dei vigenti regolamenti comunali, erano stati assegnati beni immobili del Comune per lo svolgimento di attività coerenti con gli interessi pubblici perseguiti dalla stessa Amministrazione.

L’aggressione del Vice Procuratore si è sviluppata con inviti e diffide ad operare sfratti e a pretendere milioni di euro, con relativi arretrati, pena la citazione per danno erariale nei confronti dei dirigenti riottosi a recepire i “suggerimenti” dello stesso Procuratore.

Il Governo della città è rimasto passivo ed ha accettato che un Procuratore della Corte dei Conti operasse scelte di esclusiva competenza dell’istituzione comunale.

A fronte di una situazione, che offende ed umilia l’istituzione democratica attraverso forme di persecuzione di singoli dirigenti seri e rispettati, nessuna organizzazione sindacale ha dato segno di vita: encefalogramma piatto.

Altrettanto grave è il comportamento degli altri dirigenti comunali che, per paura o quieto vivere, hanno omesso qualsiasi iniziativa nei confronti del Sindaco degli Assessori e del Consiglio Comunale. Neppure un volantino di protesta.

Le scriventi associazioni, destinatarie dei provvedimenti di sfratto e di richieste economiche, assurde prima che illegittime, hanno deciso di fare chiarezza e contrastare abusi e sopraffazioni.

Ma diciamo anche, che non apprezziamo una dirigenza burocratica, impaurita e priva del senso delle istituzioni, che abdica al dovere-potere di operare scelte.

Si avverte la necessità di una burocrazia nuova, preoccupata non solo di aggiustamenti stipendiali o incarichi fuori busta, ma capace di confrontarsi a viso aperto con altri poteri pubblici e con la società civile nel rispetto di regole chiare e partecipate.

Questo è un diritto civile dei cittadini che pagano gli stipendi ai dipendenti pubblici e pretendono schiene dritte verso tutte le articolazioni istituzionali compresi i magistrati.

È impellente la necessità di ricostituire una fiducia, oggi compromessa e purtroppo produttiva di danni sempre più gravi.

Anche se avvertiamo come un’ingiuria nei confronti della comunità forme di persecuzione arroganti ed abusive sotto il falso schermo di un presunto danno erariale nei confronti di singoli dirigenti, non staremo dalla vostra parte se non sarà dimostrato nei fatti il sentimento dell’onore di servire la collettività.

LETTERA ALLA POLITICA  E  ALL’AMMINISTRAZIONE CAPITOLINA

La gestione e gli eventi che si stanno addensando sulla questione dei cosiddetti sfratti nei riguardi di Associazioni di Volontariato, ONLUS, Centri Culturali, Comitati di Cittadini, Associazioni di Promozione Sociale ed altro – cioè del tessuto vivo delle relazioni urbane e della capacità di dispiegare socialità, coinvolgimento e progettualità, quindi del sale della terra sociale ove ci si riconosce e ci accoglie anche nelle profonde differenze – racconta di due grandi assenti:

  • La Politica che sfugge alle sue responsabilità quale tribuna delle idee, del confronto e per logica deduzione, all’interno del percorso democratico, delle scelte. L’astensione della Politica su questo tema specifico non è purtroppo il solo e, forse, neppure il più importante, visti i problemi strutturali del funzionamento della macchina pubblica o dell’indirizzo generale da prendere rispetto a cambiamenti continentali che rischiano di farci risultare marginali. Ma, come spesso accade, è il dettaglio che ci ferisce più del vasto dramma, il piccolo, il minuto, che ci avvicina alla realtà.

In questo caso la realtà è interpretata dal bene pubblico, da un bene cioè indivisibile che per sua natura può ospitare azioni e proposte di interesse generale, attraverso un Valore Sociale espresso.

Colpire con azioni inutilmente arroganti nei confronti delle numerose di Scuole di Musica presenti a Roma, in un Paese in cui l’educazione musicale è fuori misura rispetto agli indici europei e bisogna andare a cercare nei Paesi poveri per trovare un confronto possibile, prima che sciocco è inutile.

Cosa se ne può ricavare? Nulla, se non l’abbandono.

E cosa dire dei di Teatri di Cintura, dei Centri e delle Associazioni, veri Presidi socio-culturali, che si “sbattono” tutti i giorni nelle Periferie per animare la partecipazione culturale, educando alle emozioni, animando le strade incerte e poco illuminate della nostra Città?

E cosa dire, di chi in silenzio si occupa degli altri in difficoltà, spesso ascolta solo, senza avere una soluzione, spesso cerca la soluzione in una rete di passaparola informale?

Non assumendo la responsabilità di proporre ed adottare le Regole per i Beni Pubblici e gli strumenti per farle rispettare la Politica, manca al suo dovere massimo, manca alla qualità di Governo in un silenzio assordante, senza capacità di ricordare il passato, senza gestire il presente, senza immaginare il futuro.

Non possiamo rassegnarci a questa inerzia. Non possiamo assistere al fenomeno tutto italiano della mancanza di regole, in cui i migliori sono confusi con i peggiori, e i furbi vincono depredando un bene comune.

  • La Pubblica Amministrazione che abbandona l’onore del suo ruolo, l’essere terzo e garante di fronte al Cittadino, attraverso regole certe e chiare e comportamenti trasparenti.

Una P.A. ridotta a scribacchino non ci appartiene né come cultura né come qualità amministrativa e giuridica. Essere imparziale è il risultato di un enorme sforzo di conoscenza e di controllo e non possiamo abbandonarlo all’editto del momento, alla moda comunicativa, ai desiderata dei Politici di turno. Una Organizzazione Pubblica che interpreta l’Interesse pubblico è naturalmente un fondista, si vede sul lungo periodo, non pende dalle labbra di nessuno, è forte del suo ruolo e cerca la strada corretta per mettere a confronto la realtà complessa del quotidiano con le esigenze diffuse e l’utilizzo delle risorse disponibili attraverso il filtro del massimo Vantaggio Sociale possibile.

 Di fronte al silenzio imperante dei due soggetti richiamati, i Cittadini Attivi si riprendono il loro protagonismo, affrontando la complessità degli strumenti e assumendo la responsabilità di rappresentare l’Interesse Generale, attraverso il contrasto alle deformazioni, che generano più danno che vantaggio,  portando alla discussione proposte e comportamenti per chiarire le regole e liberare il campo da furbizie e ipocrisie.

La passione Politica ci spinge ad agire per costruire una libertà consapevole quale motore della cittadinanza.

Ci aspettiamo che le Istituzioni elettive si riprendano la loro smarrita capacità decisionale e si assumano le responsabilità che trova le sue radici democratiche sul mandato che hanno ricevuto dagli elettori.

La Politica autosospesasi e relegata in panchina a bordo campo deve entrare in partita.

Ci aspettiamo fatti a cui daremo, se condivisi, il nostro sostegno.

SINTESI DELLA DELIBERAZIONE PROPOSTA AL CONSIGLIO COMUNALE PER:

  1. A) introduzione del Valore Sociale;
  2. B) istituzione della commissione per la definizione del Valore Sociale.

 Come noto, i Comuni, ai sensi dell’art. 118 della Costituzione, favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà;

Su tale base, diversi provvedimenti come il D.l. 133/2014, e il D.lgs. 50/2016 consentono ai Comuni di definire i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti o contratti di partenariato sociale, sulla base di progetti presentati da cittadini singoli o associati;

Inoltre, la Legge Quadro sul volontariato n. 266/1991 consente agli Enti locali di stipulare convenzioni con le organizzazioni di volontariato che dimostrino attitudine e capacità operativa prevedendo forme di verifica delle prestazioni, di controllo della loro qualità;

In egual modo, la legge n. 381/1991, riconosce alle cooperative sociali lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità, la promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini, come pure la legge n. 383/2000 riconosce il valore sociale dell’associazionismo liberamente costituito e delle sue molteplici attività come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo;

Ancora, il D.lgs. 460/1997 e la l. 106/2016 definiscono l’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore, come valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti di tali attività sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato, prevedendo, altresì, linee guida in materia di bilancio sociale e di sistemi di valutazione dell’impatto sociale;

Il più recente “Schema di Piano sociale regionale” che introduce la Valutazione di Impatto Sociale finalizzata alla ricostruzione, alla misurazione e alla stima degli effetti positivi o meno, attesi o inattesi, di un programma o di un progetto, rispetto ai beneficiari diretti e, in generale, alla platea dei portatori di interesse – in primo luogo rinvenibili sul territorio;

A ciò si aggiunge anche lo Statuto di Roma Capitale, che impronta l’azione amministrativa al rispetto del principio di sussidiarietà e della più ampia partecipazione degli appartenenti alla comunità cittadina, singoli o associati;

Non da ultime le stesse linee programmatiche della Sindaca Virginia Raggi prevedono «il principio di sussidiarietà non demandando ad esso un ruolo sostitutivo del pubblico nella fornitura di servizi, quanto piuttosto la promozione dei diritti delle fasce più deboli, agendo sulla base di regole certe e del controllo puntuale del loro rispetto».

In conseguenza di tale maturazione disciplinare e legislativa, ricorrono le condizioni per definire il Valore Sociale prodotto dalle organizzazioni dei cittadini, introducendo la relativa rendicontazione nella formazione della Contabilità Capitolina;

Nel caso del patrimonio pubblico concesso dall’Amministrazione, infatti, il corrispettivo monetario costituisce solo una parte di un più ampio corrispettivo erogato attraverso le attività di servizi specialistici culturali, educativi e sociali ad integrazione di quelli erogati direttamente dall’Amministrazione Capitolina e che tale attività costituisce interesse pubblico generale;

 A tale scopo si prevede di istituire una specifica Commissione con il compito, entro quattro mesi di fornire metodi, criteri e strumenti per la misurazione del Valore sociale dei servizi erogati dal Roma Capitale attraverso il ricorso ad organizzazioni sociali e culturali.

I risultati di tale commissione e della applicazione del metodo del Valore Sociale saranno oggetto di verifica, aggiornamento e riconsiderazione dopo 18 mesi da parte dell’Assemblea Capitolina.

I promotori dell’iniziativa del 9 marzo

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