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PUP ETTORE ROLLI FINE PENA MAI

Come si presenta il cantiere  su Via Portuense

Come si presenta il cantiere su Via Portuense incrocio via Ettore Rolli

 

Doveva essere un intervento di riqualificazione in una zona centrale di Roma,  adiacente a Stazione Trastevere e invece è un ecomostro privo di senso. Parlo del PUP di Via Ettore Rolli/Via Portuense/ Via degli Orti di Cesare.  Una vera e propria inutile colata di cemento che occupa ben tre strade con lavori fine pena mai (pare che i permessi siano del  2006 o 2007 e il cantiere sia stato aperto  4 o 5 anni dopo).  Per fare cosa? Parcheggi,  box interrati, risistemazione di un mercato spostato provvisoriamente (cioè da più di 10 anni) in un angolo oscuro di Lungotevere e  un parchetto livello Viale Trastevere. La creatività imprenditoriale romana più dei box, palazzina e centro commerciale non riesce a immaginare. Allo stato attuale nulla di tutto ciò è stato completato.  Secondo gli abitanti della zona qualche box interrato c’è e pare ne abbiano venduti un paio,  mentre chi ha le finestre che dall’alto affacciano sul cantiere può vedere il tetto del parcheggio, interamente lastricato con un paio di alberelli striminziti. Questo sarebbe il parchetto. Stop, in più di 10 anni di lavori. Gli abitanti speravano e sperano ancora che il benedetto parchetto veda la luce perché mancano luoghi di aggregazione e se vuoi farti due chiacchiere all’aperto devi andare o alla Città dell’altra economia a Testaccio o in una piazza pedonalizzata a più di 500 metri. Nel frattempo il tratto stradale della Portuense che costeggia la struttura è stato occupato dal cantiere e ora rimane solo il marciapiede,  che se succede qualcosa non possono passare le ambulanze e nemmeno i pompieri.  Un enorme disagio a cui si aggiunge il completo soffocamento di aria e luce dei primi piani che hanno più o meno il cantiere dentro casa.  Lo stato di avanzamento dei lavori è un mistero:  il manufatto è bunkerizzato da transenne alte due metri  e blocchi di cemento. L’unica apertura parzialmente accessibile è l’ingresso del cantiere posto su Via Portuense angolo Via Ettore Rolli, al cui interno si intravede un immobile bianco di un paio di piani apparentemente completato, forse il check in del parcheggio, e sulla destra, protetto da alte reti,  gli scheletri dei box.  Accanto all’immobile bianco c’è il rudere di un vecchio casale di campagna e una lunga scalinata che da Viale Trastevere scende giù fino a Via Portuense. Se ne sentiva la necessità di una tale opera? La zona è scarsamente abitata, zero case sul lungo tratto Orti di Cesare fino a Viale Trastevere e poche in Via Portuense.  Chi se li compra i box? Boh. Il parcheggio dovrebbe servire da scambio per i viaggiatori della Stazione e/o per prendere l’8 e andare in centro? Boh.  Nel frattempo è partita l’operazione restyling di Piazza Flavio Biondo antistante Stazione Trastevere.  Le auto parcheggiate nel piazzale spariranno per far posto a un’ isola pedonale e finiranno a Piazzale della Radio, in un altro immaginario parcheggio, un centinaio di metri più giù. Dunque due opere concorrenti  praticamente nello stesso spazio.  Per ora quello di Stazione Trastevere è solo un annuncio e se tanto mi dà tanto possiamo stare tranquilli per i prossimi 20 anni.

Tornando al PUP di Ettore Rolli l’opera è gravata, tanto per abbreviare i tempi, da, indovina? Un contenzioso.  Siccome nel 2019 Roma Capitale ha revocato la concessione alla ditta costruttrice Parkroi per mancato completamento dell’opera,  la ditta ha pensato bene di fare ricorso al Tar su questa e altre diverse questioni riguardanti oneri concessori, permessi, fidejussoni e tutto il repertorio delle controversie.  Il Tar però vuole vederci chiaro e ha disposto un’ulteriore verifica, affidando il compito al Provveditore per le opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna. La relazione dovrà essere depositata entro il 31 marzo 2021, mentre la prossima udienza è fissata per il 9 giugno prossimo. Wow.  Stay tuned!

Ma anche se fosse finito, chi lo progettato e autorizzato andrebbe denunciato al Tribunale dell’Aja per crimini contro l’umanità tanto il manufatto è brutto anche immaginandolo finito. Invece è il Tar che se ne occupa.

di Lucilla Rogai

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