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ROMA CITTÀ CHIUSA

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Oltre trenta anni fa cadeva il Muro per antonomasia e nessuno all’epoca avrebbe profetizzato le metastasi che sarebbero sorte in giro per il mondo dal Texas alla Palestina con reticolati e muretti anche nella vecchia Europa.
La metastasi del recinto è inarrestabile e si riverbera anche intorno a noi con una progressiva erosione dello spazio pubblico. Quello che nasce libero e aperto per motivi indecifrabili diventa chiuso e incatenato. Come è stato scritto con termine efficace diventa “bunkerizzato”.
Il caso più evidente è il Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR. L’edificio, monumento dell’architettura moderna, fu recluso circa vent’anni fa per il cantiere di restauro. La pena dei lavori é terminata ma il Palazzo, ora sede di un’importante casa di mode, non è tornato in libertà. La recinzione nata precaria e provvisoria è ancora la con le sue basi di cemento. Anzi, in qualche modo mette radici con una portineria mimetizzata dietro un muro verde. Istruttiva la testimonianze istituzionale ormai storica di una Commissione Municipale del 2016, dalla cui lettura emerge la capacità dell’Amministrazione d’ingarbugliare le lingue senza approdare a nessuna conclusione. Infatti dopo quasi cinque anni da quel intenzioni non è cambiato nulla. Per gli appassionati, lettura vivamente consigliata: Verbale della Commissione II – Urbanistica e Lavori Pubblici del Municipio IX del 28 settembre 2016 reperibile on line all’indirizzo https://www.comune.roma.it/resources/cms/documents/comm2_09_16.pdf .
Di questa progressiva erosione dello spazio pubblico che circonda il Palazzo alterandone la visuale e la fruizione si trovano tracce episodiche sulla stampa e nel dibattito politico dovute forse proprio all’assuefazione e allo sconforto veri anestetici della partecipazione e della cittadinanza.
IMG_2163Anche il Centro Congressi della Nuvola si guarda bene dal rinunciare allo spazio circostante occupato inizialmente dal cantiere. La recinzione sul prospetto principale lungo via Cristoforo Colombo è stata arretrata ma non si mollano gli ultimi metri.
IMG_2167Stessa situazione per la Basilica di San Paolo Fuori le Mura, in mancanza del cantiere si è pensato bene di acquistare dal Comune di Roma una striscia di suolo pubblico per barricarsi dietro nuove e robuste recinzioni.
Poi ci sono le recinzioni per motivi di sicurezza come quelle lungo Via Ulpiano a protezione del Palazzo di Giustizia, come se l’architettura di Calderini non fosse sufficientemente robusta di suo.
Sbarre e catene che imprigionano spazi nati pubblici ma soprattutto spingono al di fuori i cittadini ormai considerati corpi estranei nella città. Lo spazio pubblico è diventato uno spazio in attesa di colonizzazione. Si può cominciare in tanti modi dai cantieri o dai tavolini per poi solidificare sbarramenti più robusti che hanno il solo scopo di respingere la possibilità di fruizione pubblica della città. In assenza dello spazio pubblico non c’è città e di conseguenza non ci sono cittadini o no ?

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