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Se non ora, quando ?

Via Ostiense angolo Via del Porto Fluviale, ex Magazzini  militari occupati dal 2003 ed area del Comune di Roma occupata da capannoni  in uso alla comunità di Sant'Egidio

Via Ostiense angolo Via del Porto Fluviale, ex Magazzini militari occupati dal 2003 ed area del Comune di Roma con i capannoni in uso alla comunità di Sant’Egidio

Il 12 marzo prossimo scade l’Avviso del Comune per l’acquisto di 86 Milioni di euro di alloggi di enti pubblici da assegnare alle famiglie emarginate dal mercato privato. https://www.comune.roma.it/web/it/informazione-di-servizio.page?contentId=IDS731129

Il dato è noto da tempo.“l’emergenza abitativa nel territorio di Roma Capitale riguarda 57mila famiglie, pari a circa 200mila persone”. A ribadirlo, qualora ce ne  fosse ancora bisogno, è la stessa Giunta Capitolina proprio al termine del recente periodo di lockdown (DGC 86/2020). Il dato è analogo al “segmento debole della domanda” del Piano Casa di Alemanno nel 2010. 

Fin qui i fatti ma , come si dice a pensare male qualche volta ….

Infatti, qualora l’Avviso rivolto agli Enti pubblici andasse deserto che scenari si aprono ? Forse è l’anticipazione dello stesso Avviso rivolto ai soggetti privati ? Queste domande, anche provocatorie, scaturiscono dal timore che sulla spinta emergenziale si apra una fase di ristoro dell’invenduto nel mercato immobiliare. 

Da un lato l’offerta pubblica è ancora incardinata ed ingessata su modelli assistenziali in cui si limita alla gestione di graduatorie senza fondo e al tentativo di calmierare i canoni di locazione facendo ancora appello al mercato con incentivi e premi di cubatura. 

A questo si è aggiunta la crisi sanitaria ha prodotto un ulteriore aggravamento nei segmenti più fragili rispetto a cui la Capitale non sembra di essere in grado di offrire altro che la tolleranza sui ricoveri di fortuna e tolleranza averso le occupazioni. Basta girare l’angolo per trovare tende e giacigli che si sommano ai cento palazzi occupati. Questi sono gli strumenti con cui fino ad oggi è stata gestita l’emergenza abitativa. Tolleranza ed insipienza in cui si nasconde l’ignavia del malgoverno. La misura è colma lo stesso Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliare di Roma est giunge a dire “Bisogna intervenire in tempi brevi con misure estreme, anche sequestrando spazi non utilizzati per darli a chi è in gravi difficoltà sociali.”(Avvenire 24-7-2020). 

Rispetto a questa emergenza assoluta non servono auspici ed invocazioni come nel caso dell’incontro del Gruppo Roma ricerca Roma (Abitare di qualità a Roma. Per un rilancio dell’azione pubblica) ma la presa di coscienza che il problema nato dall’inerzia delle amministrazioni può essere risolto attivando la stessa Amministrazione su progetti concreti. Ci sono risorse economiche per 86 Milioni di euro (Memoria n. 35/2020 della Giunta Capitolina) c’è tanto patrimonio edilizio pubblico dismesso e sottoutilizzato. Quindi serve solo il risveglio dal coma vegetativo e la ripresa di buone pratiche già attuate nella nostra città. 

Se non ora quando individuare cominciare a individuare con lo strumento del Piano di Zona ex legge 167/1962 immobili pubblici da recuperare. Questa procedura è stata già utilizzata dai nostri maestri nel 1976 durante la stagione di Argan e Petroselli. Come dimenticare i Piani di Zona di “Tor di Nona”, “Pizzicaria” e “Via Galvani”. Il caso dell’isolato di Via del Porto Fluviale a metà fra Demanio e Comune sembra fatto apposta.

Qualora si confermi il percorso virtuoso fin qui delineato, di acquisizione degli immobili pubblici inutilizzati o sottoutilizzati privilegiando le localizzazioni centrali da destinare ad Edilizia Residenziale Pubblica in concorso anche con le cooperative di autorecupero, si aprono scenari di largo e generale consenso per la soluzione di annosi focolai di degrado che costellano la nostra città.

Ben diverso scenario si potrebbe offrire qualora le stesse risorse venissero utilizzate per acquistare patrimonio immobiliare rimasto invenduto perché localizzato nei contesti improbabili della più estrema periferia con relativa deportazione degli abitanti in contesti fuori dalla vista.

Pertanto l’indirizzo formulato dalla Giunta capitolina pone una questione etica non eludibile sull’utilizzo delle risorse. Avviare un processo virtuoso di nuovi interventi di Edilizia Residenziale Pubblica prevalentemente ubicati nella Città Storica e Consolidata oppure remunerare l’invenduto producendo disuguaglianze ?

Rispetto a queste alternative la cittadinanza attiva non può rimanere semplice spettatrice se vuole evitare di sentirsi corresponsabile. Questa occasione appare troppo appetibile per dimostrare come i termini di rigenerazione, partecipazione e trasparenza non sono parole nel vento ma strumenti concreti di crescita della Comunità. (MG)

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