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Sono positivo (e finché son vivo…)

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Stefano Ribeca, 18 ottobre 2020, ore 13.30

Scrivo queste righe perché possano essere utili a qualcuno; resterò il più possibile sul vago relativamente alle altre persone coinvolte, per evidenti ragioni di privacy.

Giovedì 8 ottobre ho incontrato una persona e martedì 13, a fine giornata, ho scoperto leggendo un quotidiano online che era risultata positiva.

Il giorno dopo, mercoledì 14, ho iniziato la lunga trafila per riuscire a fare un tampone rapido, con innumerevoli telefonate ai centri indicati dalla Regione Lazio; non riuscendo a trovare una soluzione ho inizialmente fatto un esame sierologico (quello con prelievo di sangue) presso un laboratorio di analisi privato (poca fila, costo € 20,00).

A fine mattinata, senza essere riuscito a prendere appuntamento e senza prescrizione medica mi sono presentato alla clinica San Raffaele Pisana e dopo due ore di fila sono riuscito a fare il tampone rapido (costo convenzionato, € 22,00).

Nel pomeriggio sono andato a ritirare il referto, convinto di non avere problemi, e invece… positivo! E con un livello che non lasciava dubbio sulla correttezza del risultato.

Mi sono messo immediatamente in isolamento volontario, ho informato il mio medico di base e chiesto qualche consiglio ad una mia parente, infettivologa, per sapere come comportarmi.

Ho provveduto ad avvisare tutte le persone con cui ero stato recentemente in contatto: i miei famigliari, gli allievi della scuola di musica, i miei colleghi, i compagni di nuoto… un esercito!

Nel pomeriggio mi è arrivato anche il referto del sierologico: negativo, ad indicare che avevo contratto l’infezione da poco.

Dal giorno dopo, giovedì 15, le cose cominciano a chiarirsi, il mio medico mi sconsiglia di fare il molecolare ad uno dei drive-in, perché è meglio che me ne stia a casa. Con le ultime informazioni ricevute capisco che il mio contagio non è avvenuto dalla persona positiva incontrata nei giorni precedenti, bensì a casa.

Nel pomeriggio ricevo una telefonata dalla ASL ed in modo più o meno sgarbato mi intimano di fare il tampone ad un drive-in, contrariamente a quanto consigliatomi dal mio medico; affermano che è l’unico esame riconosciuto ufficialmente.

Il giorno dopo, venerdì 16, mi imbarco per quella che sembra davvero un’impresa; ho qualche linea di febbre, mal di testa, un po’ di mal di gola e raffreddore e la notte non sono riuscito a dormire; la prospettiva di una giornata in macchina non è piacevole.

Sono le 9.00 del mattino, la fila per il Forlanini inizia dalla via Portuense, dopo qualche ora accade quello che era prevedibile: debbo fare pipì! Mi decido a cercare un angoletto nascosto, in strada, e proprio in quel momento si abbatte sulla zona una grandinata sorprendente! Rientro in macchina zuppo, ritenterò più tardi… potrebbe andar peggio, potrebbe piovere…

Risolto il problema della pipì
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del Forlanini dopo cinque ore, sperando di essere in dirittura di arrivo; invece no, la fila si sdoppia fra chi deve fare il tampone rapido e chi quello molecolare e si snoda lungo i viali dell’ospedale. All’agognato tampone mancheranno ancora cinque ore. Almeno qui ci sono i wc chimici.

Il personale mi sembra sia della protezione civile, sono cortesi, sorridenti, veloci. Non è certo responsabilità loro se ho impiegato nove ore per dover fare una cosa inutile e potenzialmente dannosa, quale è andare in giro per la città essendo positivi. Alle 19.00 ho finito.

La sera verso le 20.00, finalmente a casa, mi chiama una funzionaria della ASL, questa volta molto cortese… probabilmente perché è una di quelle persone che dimostra il suo attaccamento al dovere lavorando fino a tardi! La chiacchierata è lunga ed esaustiva, mi chiede di tutti i contatti avuti negli ultimi giorni, di ciò che hanno fatto per accertare eventuali positività. Mi informa che la prassi, per quanto mi riguarda, consiste nell’attendere 10 giorni (questa volta conteggiati dal tampone rapido), dopodiché dovrò rifare un altro molecolare e se risulterà negativo sono libero.

Sabato 17, la febbre è passata, il mal di testa quasi, ho ancora un po’ di raffreddore e mal di gola. Iniziano ad arrivarmi informazioni da tutte le persone con cui sono entrato in contatto ed hanno fatto il test, per fortuna sono tutti negativi. Questo mi dà la possibilità di fare una mia piccola, personale statistica: non è poi così facile contagiarsi, soprattutto è importante seguire tutte quelle regole che in questi mesi sono state indicate, quali l’uso della mascherina, la pulizia delle mani e delle superfici… Se non ho infettato nessuno vuol dire, ad esempio, che le procedure che adottiamo alla scuola di musica sono efficaci e che in piscina, con il cloro, siamo ragionevolmente in sicurezza. Ho avuto anche la conferma che il pericolo più grande è il contagio domestico, dal quale è veramente difficile proteggersi.

Domenica 18, niente febbre e disturbi quasi azzerati, il referto del tampone molecolare non l’ho ancora ricevuto, scriverò alla ASL per chiederne notizia. L’obiettivo è quello di fare un nuovo esame lunedì 25 sperando che sia negativo, mi hanno detto che se non avrò sintomi nei 3 o 4 giorni precedenti dovrei essere a posto. Soprattutto ritengo di essere non più a rischio di complicanze gravi. Pericolo scampato…!!!

Alla prossima puntata.

22 Ottobre 2020, ore 16.14

SONO POSITIVO! (seconda puntata)

Beh, innanzitutto grazie per i tantissimi auguri di pronta guarigione ricevuti, mi hanno fatto veramente piacere! Poi, visto l’interesse riscontrato nella prima puntata mi accingo a raccontare anche la seconda, sempre nella speranza che le informazioni raccolte possano essere utili.

Dove eravamo rimasti? Ah, sì, a domenica.

Lunedì 19, non ho ancora ricevuto il referto del tampone molecolare, poco importa, tanto l’esito è scontato. I sintomi sono sempre gli stessi e non diminuiscono: un po’ di mal di testa, un po’ di mal di gola, un po’ di raffreddore; per fortuna non ho febbre e non mi sembra di avere nessuna difficoltà polmonare. Certo che ‘sto virus è tignoso, la sensazione è di non riuscire ad eliminarlo! Comincia la settimana e riprendo a fare lezione in modalità online come durante il lockdown, i miei allievi mi perdoneranno…

Ci tengo a dire che quando si vive qualcosa in prima persona le cose si conoscono in modo necessariamente più approfondito. L’idea che mi sono fatto è che l’emergenza Covid sia un po’ la tipica fotografia del nostro Paese: grandi eccellenze, una diffusa sensibilità sociale, persone che si dedicano al loro lavoro in modo addirittura eroico e poi una grande inefficienza per quanto riguarda la macchina pubblica.

Martedì 20, del referto del molecolare ancora non c’è traccia, la sera stessa del tampone ho ricevuto dei codici per scaricarlo ma da allora il sistema mi risponde con ‘credenziali errate’. Ho cercato la funzionaria della ASL, molto gentile, che mi ha contattato qualche giorno fa, mi ha indicato una mail a cui scrivere, procederò a richiederlo in modo ossessivo, di solito funziona!

Molti mesi fa (aprile?) sentivamo magnificare l’operato della Corea del Sud, capace di contenere l’epidemia con un sistema di monitoraggio a tappeto attraverso l’effettuazione di uno sterminato numero di tamponi. E allora? Perché non abbiamo fatto lo stesso?

Per molte questioni, anche di natura completamente diversa, la soluzione è sempre la stessa, ossia la capillare distribuzione degli interventi sul territorio. Ad esempio: la nostra scuola pubblica ignora nella maggior parte dei casi l’insegnamento della musica? Ci pensano la miriade di associazioni musicali presenti nelle nostre città! (la butto sempre lì…)

Mercoledì 21, e niente, i sintomi non spariscono, il referto non arriva… Ho sentito il mio medico, mi dice di pazientare, fra qualche giorno se non ho novità si muoverà anche lui. Adesso è importante elaborare una strategia vincente: stabilire quando fare il secondo tampone, sperare che sia negativo e ricevere la comunicazione ufficiale quanto prima per essere liberi!

Relativamente ai servizi territoriali altro caso che mi viene sempre in mente è quello del nuoto (sì lo so, è più di una passione… è un’ossessione!); quando ero ragazzo il nuoto italiano era una Cenerentola ed ora è una potenza a livello mondiale. Qual è il motivo? La miriade di piscine presenti in ogni quartiere, che costituiscono l’ossatura di questo movimento. Le differenze con l’atletica? Hanno pochi impianti, uguale pochi praticanti e quindi meno risultati.

E allora perché in questi mesi non si è creata una rete territoriale di centri convenzionati, una rete efficiente e capillare dove poter effettuare tamponi a tutti ed essere in grado di fronteggiare l’epidemia non attraverso chiusure indiscriminate ma in modo più mirato ed efficace? Perché non è stato prodotto un modello statistico (questa me l’ha suggerita il mio amico Marco) che consentisse di sapere prima dove andare a cercare gli eventuali contagi? Ovviamente ora stanno correndo ai ripari, chi come me si è dovuto confrontare con questo problema in questi giorni sa di cosa sto parlando.

Scusatemi per lo sproloquio, ci eravamo lasciati a oggi, giovedì 22. Miracolo! Habemus Refertum! Ovviamente è positivo e ovviamente non me l’ha inviato la ASL ma la funzionaria che ho contattato, lei

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in questo buio mondo… Sto un po’ peggio, un po’ di febbre e bronchite e questo è male, visto che per essere negativi al tampone si presume che servano almeno 3 giorni senza sintomi. Il piano è di tentare martedì 27 al drive-in di Casal Bernocchi, dove dovrebbe esserci meno fila. Da qualche giorno è in funzione una app della Regione attraverso la quale è possibile prendere appuntamento ma io non posso usarla, per la procedura serve la prescrizione del medico ed a me, invece, è stato attribuito un codice che dovrò dichiarare per fare il tampone; inoltre dubito che sarei riuscito a prenotare proprio per martedì. Un’ultima cosa, la mia parente infettivologa mi ha spiegato un po’ di cose circa la possibilità di essere immuni, è presumibile che potrò esserlo per i prossimi tre mesi, trascorsi i quali sarebbe necessario fare un esame sierologico per valutare la mia risposta anticorpale.

Una riflessione vorrei farla anche sulla app Immuni, con la quale ce l’hanno fatte a striscioline… Io l’ho scaricata da un po’, non mi è stato ancora possibile comunicare la mia positività, non ho ricevuto nessuna comunicazione sui soggetti positivi incontrati né, tantomeno, nessuno che conosco ha avuto indicazioni per quanto riguarda me. Un’utilità straordinaria!

Un’ultima cosa, per i tantissimi contatti che ho avuto ho costretto decine di persone (adulti e bambini) a farsi il tampone e tutti sono risultati negativi. Non servono misure di prevenzione draconiane e non si può negare l’evidenza di un virus che è in circolo e contagia migliaia di individui. Come per tutto serve la giusta via di mezzo. L’emergenza è grave e per molti aspetti nessuno avrebbe potuto prevederne la portata, però il buon senso avrebbe favorito la soluzione di molti problemi.

5 novembre 2020, ore 14.30

ERO (credo…) POSITIVO! (ultima puntata)

Se posso dare un consiglio a tutti coloro che dovessero risultare positivi è di cercare di restare il più lontani possibili dalle grinfie della ASL di riferimento, che per me ha rappresentato il reale problema per questa vicenda.

Andiamo con ordine. Sabato 24, la febbricola non c’è più, la bronchite quasi, c’è di buono che non ho più quell’evidente sensazione di spossatezza che ho provato negli ultimi giorni; ovviamente il pensiero adesso è rivolto soltanto al tampone molecolare che farò martedì prossimo, trascorsi 10 giorni dal primo, se fosse negativo avrei risolto. Nei giorni scorsi ho ricevuto una comunicazione dalla ASL Roma 3, mi informano che al drive-in del Forlanini si può d’ora in poi accedere solo su prenotazione, chi come me non può prenotare deve andare a Casal Bernocchi. Io non posso prendere appuntamento perché non ho la ricetta del mio medico, poiché rientro in un protocollo specifico della ASL che prevede l’assegnazione di una parola d’ordine per l’effettuazione del servizio, quella che mi è stata assegnata è: Cluster 26.10.

Domenica 25, sto bene! Non ho nessun sintomo… basterà per essere negativo al tampone di martedì? Speriamo…

Lunedì 26, la giornata inizia con una telefonata di prima mattina (che mi sveglia…), è l’AMA, mi chiamano perché c’è un servizio di ritiro della spazzatura per chi è in isolamento domiciliare e mi chiedono se ne ho bisogno. Ringrazio ma dico di no, poiché mi sono organizzato in altro modo; faccio notare che se non fosse stato così, dato che sono chiuso in casa da 11 giorni, la monnezza mi sarebbe arrivata al collo… oltre tutto per poter usufruire di un servizio bisognerebbe esserne a conoscenza e io su questo non ho né letto e né ricevuto nessuna informazione.

Martedì 27 è il giorno fatidico del secondo tampone, memore delle 10 ore di fila del precedente alle 7.00 sono davanti al drive-in di Casal Bernocchi (come da istruzioni ricevute dalla ASL), ho solo un’altra macchina in fila prima di me, il servizio inizia alle 9.00 e spero proprio di fare presto. Alle 8.30 un’addetta viene a controllare che tutto sia in regola e mi dice che non posso fare il test perché non ho prenotato, a nulla vale mostrare la mail che ho ricevuto, se non ho un appuntamento debbo per forza andare al drive-in dell’aeroporto di Fiumicino. Ci arrivo alle 9.00, la fila non sembra infinita ma sono lentissimi, posso affermarlo perché ho verificato che al Forlanini erano molto più rapidi. Mentre aspetto ricevo una telefonata da una dottoressa della ASL che mi chiede come va, le rispondo che a parte loro le cose vanno bene, non ho sintomi, la informo che sto in fila per il secondo tampone, le racconto delle disavventure della mattina e le chiedo cosa posso fare per ottenere il responso del test prima possibile; lei si scusa, mi dice che il numero da cui mi sta chiamando è il suo cellulare privato e posso richiamarla in caso mi servisse aiuto. Bene. Comunque, dopo sei ore il tampone è fatto, ora dita incrociate e speriamo che il referto mi arrivi presto e sia negativo.

Mercoledì 28, ho sognato tutta la notte che mi era arrivata

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e invece niente… continuo a lavorare al computer, lezioni online, cose d’ufficio, mail, mail, mail… non ne posso veramente più anche per tutto quello che abbiamo dovuto passare prima dell’estate.

Giovedì 29, una telefonata di prima mattina mi sveglia di soprassalto, rispondo speranzoso per qualche novità positiva ma è ancora l’AMA per il ritiro della spazzatura a domicilio, no, grazie non mi serve. Per il referto ancora nessuna notizia, non so che fare, non mi sembra ancora il caso di cercare di sbloccare la situazione ma mi sento in un limbo, non sapere se sono ancora positivo non mi dà la possibilità di pensare a nessuna strategia.

Venerdì 30, mi decido a fare qualcosa, scrivo a tutti i recapiti che ho acquisito in questo periodo per implorare di mandarmi l’esito del tampone, tutti mi rispondono la stessa cosa, il prelievo non è stato ancora processato dai laboratori della Rete Coronet, operazione che richiede dai 5 ai 7 giorni. Oggi ne sono passati tre…

Sabato 31, quattro giorni dal tampone e nessuna novità… Alcuni miei amici, di un’altra ASL, sono andati a fare il tampone al Santa Lucia sull’Ardeatina, risultato: mezz’ora di fila e referto arrivato la sera stessa. Mah…

Domenica 1 Novembre, cinque giorni dal tampone, sarà che non ho nulla da fare, sarà che la mia pazienza comincia a scarseggiare, così mi diverto a scrivere una mail particolarmente aggressiva al Dott. Giuseppe Quintavalle (commissario straordinario della ASL Roma 3), alla Dott.ssa Simona Amato (direttrice sanitaria) e alla Dott.ssa Francesca Merli (direttrice amministrativa); in sintesi dico a tutti e tre (citando mio fratello…) che se fossimo in Giappone avrebbero fatto harakiri per la vergogna ma qui siamo in Italia e alla fine di tutto questo probabilmente verranno promossi!

Lunedì 2, mi richiama l’AMA di prima mattina e stavolta mi incazzo! No non mi serve che veniate a ritirare la monnezza! Non è colpa nostra, a noi hanno comunicato questo numero… Beh, dite a chi di dovere di cancellarlo e se proprio volete fare qualcosa di utile venite a togliere la montagna di spazzatura che da sempre ho sotto casa!

Sono sei giorni dal tampone, mi ha risposto la direttrice sanitaria, dice che per i referti dei tamponi servono dai 5 ai 7 giorni, che comunque sono in forte ritardo, che proverà a sollecitare… Purtroppo continuo ad avere poco da fare e quindi le rispondo: ma chi l’ha stabilito questo tempo di 5/7 giorni? Dio?? E’ interessante quello che avviene nella burocrazia, vengono stabilite prassi assurde per poi autogiustificarsi con le stesse. Emblematico a questo proposito è quanto mi è successo 19 giorni fa, dopo il primo tampone rapido; alla funzionaria della ASL che mi imponeva di fare il molecolare, nonostante fossi oggettivamente positivo, ho chiesto: posso farlo privatamente ed evitarmi un giorno di fila? La risposta è stata: no, la legge dice che non si può fare! Ora, visto che le prassi sono mutate, immagino che il Parlamento abbia trovato il tempo in questi giorni di varare una nuova legge…

Martedì 3, sette giorni dal tampone e nessuna novità. Domani però saranno passati 21 giorni dal primo accertamento della mia positività e quindi, a quanto ho capito riguardo le ultime disposizioni, dovrei aver finito la quarantena, a prescindere da un eventuale tampone negativo. Ne parlo col mio medico, mi dice che la cosa non è così semplice perché dovrei comunque ricevere un certificato. Io gli rispondo che la mia intenzione è di uscire comunque e lui mi consiglia di richiedere il documento alla Asl ed alla direzione sanitaria, mettendo però in copia anche la Regione Lazio. Lo faccio, invio la richiesta e, ovviamente, gliene dico di tutti colori. Chiudo la mail dichiarando che mi ritengo comunque autorizzato ad uscire e che avrei difeso questa mia scelta in tutte le sedi.

Mercoledì 4, otto giorni dal tampone, alla mia richiesta non ho avuto risposta ma una mia carissima amica ha sedotto telefonicamente non ho capito bene chi e mi ha fatto avere una comunicazione ufficiale per fine sorveglianza ed isolamento domiciliare. Esco più tranquillo!

Giovedì 5, la giornata inizia con la consueta telefonata dell’AMA ma io stavolta sono molto più sereno… hanno preso nota della fine del mio isolamento e non mi richiameranno più. Comunque sono passati nove giorni dal tampone ed ancora non ho ricevuto il referto

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Stefano Ribeca è fondatore e presidente della Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia, dove insegna flauto e musica d’insieme. Ha collaborato con il gruppo multi-etnico Handala, Enrico Capuano, il quartetto sassofonistico Opus in Pastel, Grazia Di Michele, Franz Di Cioccio, Luca Persico ‘O Zulù’, Francesco De Gregori. Ha suonato per molti anni in duo con il chitarrista Marco

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