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Wel©home, profughi accolti in appartamento

La cooperativa Idea Prisma 82 di Roma ospita diversi migranti nell’ambito di un progetto Sprar. Dopo i primi timori, i rapporti con gli altri inquilini si sono appianati. E anche le piccole imprese del quartiere hanno capito il beneficio della struttura.

Si può accogliere rifugiati politici in un centro a misura d’uomo dove gli ospiti si possano sentire in una famiglia? Wel©home lo dimostra e gli ingredienti sono semplici: una casa al secondo piano di un complesso di 300 persone nel quartiere di Sacco Pastore, 5 camere da letto, 3 bagni e la possibilità di accogliere 4 nuclei famigliari per un totale di 14 persone. A spiegare come è nato il progetto Wel©home è Emanuele Petrella, uno dei responsabili. L’iniziativa si inserisce nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) ed è finanziata dal Comune di Roma a cui la cooperativa Idea Prisma 82 ha presentato il proprio piano di accoglienza.
Dopo l’approvazione dello Sprar, Idea Prisma 82 ha affittato, a prezzi agevolati rispetto al mercato, un appartamento nel III municipio di proprietà della cooperativa sociale Famiglie anziani e infanzia (Fai). L’obbiettivo del progetto Wel©home è quello di fornire ospitalità a persone che fuggono dalla guerra o dalla fame mettendo a disposizione un’abitazione confortevole e una serie di servizi alla persona come tirocini formativi e assistenza psicologica, necessari per chi è stato costretto a migrazioni forzate. All’idea che in quell’appartamento arrivassero rifugiati politici gli altri condomini avevano manifestato perplessità ma poi, come spiega il portiere Michele, tutto si è appianato.
Per ogni ospite, dice Petrella, Idea Prisma 82 riceve di fatto 28 euro al giorno che servono a far funzionare i molti servizi indirizzati all’integrazione: assistenza sanitaria e psicologica, consulenze legali, affitto, vitto, corsi di formazione e ovviamente lo stipendio degli operatori che lavorano per il progetto. Inizialmente erano gli operatori a fare la spesa per i nuclei famigliari mentre oggi sono gli ospiti che gestiscono i fondi scegliendo gli alimenti e muovendosi per la città, ovviamente con la supervisione della cooperativa.

Da Wel©home sono già passate diverse persone, e da agosto sono ospiti due nuclei famigliari. Il primo è una famiglia irachena cristiana composta da madre, padre, nonna ipovedente e due bambine fuggiti dopo la caduta del regime di Saddam Hussein e l’arrivo degli integralisti islamici. Asad, il padre, racconta, in un inglese perfetto ma con un italiano balbettante che promette di migliorare grazie ai corsi che sta frequentando, che lavorava come meccanico e per non finire ucciso insieme alla sua famiglia ha dovuto vendere tutto quello che aveva per fuggire. La loro destinazione sarebbe dovuta essere la Germania ma, mal consigliati, sono passati dall’Italia dove sono stati costretti a rimanere in base al regolamento di Dublino. La seconda famiglia è composta da una ragazza di 19 anni con la sua bambina di un mese fuggite dal Congo successivamente all’uccisione di tutti i suoi parenti. Le due famiglie saranno ospitate per almeno 6 mesi con la possibilità di ottenere una proroga se non dovessero aver trovato una situazione abitativa e lavorativa migliore. Si aggiunge alla grande famiglia di Wel©home anche una signora italiana oggi volontaria nel progetto, Gabriella, sfrattata dal suo appartamento e ospitata da Idea Prisma 82.
“I punti di forza di Wel©home – spiega Emanuele Petrella – sono diversi. E’ una struttura che ospita poche persone con la possibilità quindi di seguirle in progetti individualizzati; è radicata nel territorio e ha un ottimo dialogo con i condomini grazie al portiere del palazzo che ha permesso di stemperare i rapporti. Inoltre accoglienze come Wel©home sono opportunità che permettono anche alle micro-imprese locali di avere dei vantaggi. Noi facciamo la spesa nei negozi del quartiere e facciamo formare i nostri ospiti proprio nelle attività del territorio”. E dopo l’accoglienza a Wel©home la vita continua, come già accaduto ad esempio per una mamma eritrea con tre bambini che oggi vive in una casa popolare o per una famiglia afghana che gestisce un sushi bar al Pigneto e che da pochi mesi ha lasciato l’appartamento di Idea Prisma 82.

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